Cos'è il timore di Dio?

Il versetto di Salmi 130.4 è uno di quelli che catturano il nostro sguardo: “Ma presso di te è il perdono, perché tu sia temuto.” Sembra sbagliato. “Ma presso di te è il perdono, perché tu sia amato”, suonerebbe molto meglio. Altrimenti, “Ma presso di te è il giudizio, perché tu sia temuto.” Eppure, non è quello che dice.


La cosa ancora più strana è che l’autore del Salmo non sembra avere paura di Dio. Anzi, tutto il contrario. Subito dopo il quarto versetto, continua scrivendo che la sua anima anela al Signore più di quanto le guardie non anelino al mattino (Sl 130.6). Sa bene che “presso il Signore è la misericordia e la redenzione abbonda presso di Lui” (Sl 130.7).


Questo perché il timore di Dio a cui la Scrittura esorta e che la Scrittura stessa produce è, in realtà, l’opposto della paura di Dio. Vediamo, ad esempio, Esodo 20, in cui il popolo di Israele si riunì ai piedi del Monte Sinai: “Or tutto il popolo udiva i tuoni, il suono della tromba e vedeva i lampi e il monte fumante. A tal vista, tremava e stava lontano. E disse a Mosè: «Parla tu con noi e noi ti ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo». Mosè disse al popolo: «Non temete, Dio è venuto per mettervi alla prova, perché ci sia in voi timore di Dio, e così non pecchiate»” (Es 20.18-20, enfasi dell’autore dell’articolo).


Mosè, qui, mette in contrasto l’avere paura di Dio con il timore: coloro che temono il Signore non ne avranno paura.


Un timore filiale

Il giusto timore di Dio è, in modo abbastanza esplicito, una benedizione della nuova alleanza. Parlando dell’alleanza, il Signore promise, attraverso Geremia: “Darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano per sempre, per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro. Farò con loro un patto eterno, che non mi allontanerò più da loro per cessare di far loro del bene; metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me” (Gr 32.39-40).


In Geremia 33, il Signore continua a spiegare la natura del timore di questo nuovo patto con parole così sorprendenti da superare ogni nostra aspettativa. Promette, infatti: “Li purificherò di tutta l'iniquità, con cui hanno peccato contro di me; perdonerò tutte le loro iniquità con cui hanno peccato contro di me e si sono ribellati a me. Questa città sarà per me un motivo di gioia, di lode e di gloria fra tutte le nazioni della terra che udranno tutto il bene che io sto per fare loro; esse temeranno e tremeranno a causa di tutto il bene e di tutta la pace che io procurerò a Gerusalemme” (Gr 33.8-9, enfasi dell’autore).


Questa non era paura di una punizione, di ciò che Dio avrebbe fatto nel caso il Suo popolo gli avesse voltato le spalle. Tutt’altro! In Geremia 33, il Signore ha elencato delle grandi benedizioni. Li avrebbe purificati, perdonati, e avrebbe dato loro tutto il bene. E loro avrebbero temuto e tremato proprio a causa di tutto il bene che Dio avrebbe fatto loro!


Questo timore non è in opposizione alla grazia e alla bontà di Dio. È il tipo di timore che Osea descrive quando profetizza che “i figli d'Israele torneranno a cercare il SIGNORE, loro Dio, e Davide, loro re, e ricorreranno tremanti al SIGNORE e alla sua bontà, negli ultimi giorni” (Os 3.5, enfasi dell’autore).


I credenti sono esortati a condividere lo stesso timore filiale di Gesù. Gesù è il Cristo unto dallo Spirito profetizzato da Isaia, che sarebbe nato dal tronco d’Isai:


Poi un ramo uscirà dal tronco d'Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici. Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d'intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE. Respirerà come profumo il timore del SIGNORE”. (Isaia 11.1-3)


Come vedete, non è che Egli ami Dio e gioisca in Lui scoprendo, purtroppo, che per soddisfare la Sua giustizia deve per forza temerlo. Al contrario: lo Spirito che riposa su di Lui è lo Spirito di timore del Signore, e lo respira come un profumo. Questo timore filiale del Padre è parte della piacevole adorazione del Figlio; anzi, ne è la stessa estremità emotiva.


Il perdono è terreno fertile per il timore

Salmi 130.4 ci insegna che il perdono è il terreno fertile su cui cresce il giusto timore di Dio. Senza il perdono di Dio, non potremmo mai presentarci a Lui, né ne avremmo il desiderio. Senza la croce, Dio non sarebbe che un terribile Giudice di cui avere paura.


Sono il perdono divino e la giustificazione per fede a rendere una naturale paura di Dio come peccatori nella timorosa, tremante adorazione di bambini amati.


“Oh! Dovrebbe essere il fatto che il grande Dio sia un Dio buono,” scrisse John Bunyan, “un Dio buono nei confronti di un popolo indegno, immeritevole, che fa continuamente tutto il possibile per provocare gli occhi della Sua gloria: è questo che dovrebbe farci tremare.”


Dr. Michael Reeves

Presidente e professore di teologia della Union School of Theology, in Inghilterra. Autore di numerose opere e insegnante presso il ministero Ligonier.


Articolo originale: What is the Fear of God? https://www.ligonier.org/learn/articles/what-is-the-fear-of-god/, copyright year 2021 by Michael Reeves, Ligonier Ministries https://www.ligonier.org. Used by permission. Tradotto con permesso.



Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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