Il Sola Scriptura oggi

Viviamo in un mondo pieno di pretese di verità contrastanti. Ogni giorno, siamo bombardati da dichiarazioni, “questo è vero, quello è falso.” Ci viene detto in cosa dobbiamo credere e in cosa no. Ci viene chiesto di comportarci in un certo modo piuttosto che un altro. Nella sua rubrica mensile, What I Know for Sure (“Quello che so di per certo”), Oprah Winfrey ci dice come gestire le nostre vite e le nostre relazioni. La pagina editoriale del New York Times ci dice regolarmente quale approccio dovremmo assumere riguardo ai grandi problemi morali, legali o pubblico-politici del giorno. Richard Dawkings, evoluzionista e ateo inglese, ci dice cosa pensare delle nostre origini storiche e del nostro ruolo nell’universo.


Come possiamo passare al vaglio tutte queste affermazioni? Come possono le persone capire cosa pensare delle relazioni, della moralità, di Dio, dell’origine dell’universo, e di tante altre questioni importanti? Per rispondere a queste domande, abbiamo bisogno di un modello, uno standard, un criterio da seguire. In altre parole, abbiamo bisogno di un’autorità ultima. Certo, ognuno di noi ha qualche tipo di norma a cui appellarsi, anche se potremmo non sapere quale sia. Alcuni si appellano alla ragione e alla logica per giudicare pretese di verità contrastanti. Altri si appellano alla loro esperienza. Altri ancora fanno riferimento a sé stessi e al loro modo soggettivo di vedere le cose. Nonostante ci sia della verità in ognuno di questi approcci, i cristiani li hanno storicamente rifiutati tutti come modello di conoscenza. Il popolo di Dio ha, invece, universalmente affermato che c’è solo una cosa in grado di svolgere il ruolo di standard supremo: la Parola di Dio. Non può esserci autorità maggiore di Dio.


Ovviamente, non siamo la prima generazione ad affrontare la sfida di gestire pretese di verità contrastanti. Adamo ed Eva, infatti, si trovarono sin da subito di fronte a questo dilemma. Dio aveva chiaramente detto loro che sarebbero “certamente” morti se avessero mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (Ge 2.17). D’altra parte, il serpente aveva detto loro l’opposto: “No, non morirete affatto” (Ge 3.4). Come potevano Adamo ed Eva giudicare queste affermazioni contrastanti? In modo empirico? Con razionalità? Secondo quello che sembrava giusto? No, il modello che avrebbero dovuto seguire era uno solo: la parola che Dio aveva detto loro. Purtroppo, le cose non andarono così. Invece di seguire la rivelazione di Dio, Eva decise di indagare da sé: “La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da … prese del frutto, ne mangiò” (3.6). Non fraintendiamo, la Caduta non è dipesa dal semplice fatto che Adamo ed Eva hanno mangiato del frutto. Al cuore della Caduta c’era il rifiuto della Parola di Dio da parte del Suo popolo come modello di vita.


Ma se la Parola di Dio è il modello ultimo della vita, la domanda che segue è di importanza fondamentale: dove andiamo per avere questa Parola di Dio? Dove si trova? Questo ci porta, ovviamente, ad uno dei dibattiti che stavano al cuore della Riforma Protestante. Anche se le autorità della Chiesa Cattolico-Romana sostenevano che la Parola di Dio fosse, sì, modello di vita e di dottrina, affermavano che questa Parola possa essere trovata anche al di fuori delle Scritture. La chiesa romana sosteneva una struttura autoritaria tripla, composta dalla Scrittura, dalla tradizione e dal Magistero. La chiave di questa tripla autorità era il Magistero stesso, che è il centro ufficiale di insegnamento della Chiesa Cattolico-Romana, rappresentato principalmente dal Papa. Poiché il Papa era considerato un successore dell’apostolo Pietro, le sue dichiarazioni ufficiali (ex cathedra) erano viste come la Parola stessa di Dio.


Fu su questo punto che i riformatori restarono fermi sulle loro posizioni. Pur riconoscendo che Dio avesse rivelato la Sua Parola in diversi modi prima di Cristo (Eb 1.1), non credevano ci si dovesse aspettare una rivelazione continua, avendo Dio parlato, alla fine, nel Figlio (v.2). La Scrittura è chiara riguardo al fatto che l’ufficio apostolico fu designato per svolgere un unico compito storico-redentivo: porre le fondamenta della chiesa (Ef 2.20). Quest’attività degli apostoli consistette principalmente nel dare alla chiesa un deposito di insegnamenti autoritativi, testimoniando ed applicando la grande opera redentiva di Cristo. Gli scritti del Nuovo Testamento, che sono l’incarnazione permanente dell’insegnamento apostolico, dovrebbero dunque essere visti come l’ultima parte della rivelazione di Dio al Suo popolo. Questi scritti, insieme a quelli dell’Antico Testamento, sono gli unici a poter essere legittimamente considerati Parola di Dio.


Fu questa convinzione del Sola Scriptura – solo le Scritture sono la Parola di Dio, e dunque l’unica e infallibile regola di vita e dottrina – a dare il combustibile necessario per accendere la Riforma. Fu, infatti, vista come la “causa formale” della Riforma (mentre il Sola Fide, o “sola fede”, fu visto come la “causa materiale”). L’dea centrale di questa dottrina è rappresentata dal famoso discorso di Lutero alla Dieta di Worms (1521), quando gli fu chiesto di presentare i suoi insegnamenti:

“A meno che non venga convinto da testimonianze delle Scritture o da ragioni evidenti — poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi — sono tenuto saldo dalle Scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso né voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen.”


Per Lutero, solo e unicamente le Scritture erano il giudice finale di ciò in cui dovremmo credere. Ovviamente, come succede per molte convinzioni cristiane, la dottrina del Sola Scriptura è stata spesso fraintesa e sfruttata. Alcuni l’hanno utilizzata per giustificare il loro individualismo sottoforma di “io, Dio e la Bibbia”, in cui la chiesa non ha alcuna vera autorità, e in cui la storia della chiesa non viene presa in considerazione nell’interpretazione e nell’applicazione della Scrittura. Di conseguenza, oggi, molte chiese sono astoriche, totalmente separate dalle ricche tradizioni, dai credi e dalle confessioni della chiesa. Pensano che Sola Scriptura significhi che la Bibbia sia l’unica autorità, non capendo che la Bibbia è l’unica autorità ad essere infallibile. Paradossalmente, un approccio tanto individualistico non fa che minare proprio quella dottrina che il Sola Scriptura vuole proteggere. Enfatizzando l’autonomia del singolo credente, si può giungere solo a conclusioni private e soggettive sul significato della Scrittura. Ad avere la meglio non è, dunque, l’autorità della Scrittura, ma l’autorità dell’individuo.


I riformatori non avrebbero riconosciuto una tale distorsione come la loro dottrina del Sola Scriptura. Al contrario, erano piuttosto propensi a fare affidamento sui patriarchi della chiesa, sui concili ecclesiastici, sui credi e sulle confessioni della chiesa. Tale radicamento storico era visto non solo come un mezzo per mantenere l’ortodossia, ma anche come l’unico modo per restare umili. Contrariamente al pensiero comune, i riformatori non credevano di aver inventato qualcosa di nuovo. Anzi, sapevano di aver recuperato qualcosa di molto antico – qualcosa in cui la chiesa aveva originariamente creduto, ma che, nel corso della storia, era stato distorto e perverso. I riformatori non erano innovatori, ma scavatori.


Ci sono altri estremi da cui il Sola Scriptura ci protegge. Pur volendo evitare l’approccio individualistico e astorico di molte chiese moderne, il Sola Scriptura ci protegge anche dall’elevare al livello della Scrittura credi, confessioni e altri documenti (o idee) provenienti dall’uomo. Dobbiamo sempre stare in guardia, per non commettere gli stessi errori della chiesa romana, abbracciando quello che potremmo chiamare “tradizionalismo”, che tenta di legare le coscienze dei cristiani in aree in cui la Bibbia non lo fa. Da questo punto di vista, il Sola Scriptura è guardiano della libertà cristiana. Tuttavia, il peggior pericolo che corriamo parlando di Sola Scriptura non è fraintenderlo, ma dimenticarlo. Spesso ci troviamo a pensare a questa dottrina solo in termini di dibattiti seicenteschi, solo come residuo di battaglie cattolico-protestanti, irrilevanti per la modernità. Eppure, oggi, la chiesa protestante ha bisogno di questa dottrina più che mai. Le lezioni della Riforma sono state dimenticate e la chiesa, ancora una volta, ha iniziato ad affidarsi ad autorità estranee alla Scrittura.


Per poter riportare la chiesa al Sola Scriptura, dobbiamo capire che non possiamo farlo solo insegnando la dottrina (che è comunque necessaria): la chiave principale è la predicazione delle Scritture. Solo la Parola di Dio ha il potere di trasformare e riformare le nostre chiese. Non possiamo solo parlare di Sola Scriptura, ma dobbiamo dimostrarlo. Nel farlo, dobbiamo predicare tutta la Parola di Dio, non solo le parti che preferiamo o che crediamo che le congregazioni vogliano sentire. Dobbiamo predicare solo la Parola (Sola Scriptura), e dobbiamo predicare tutta la Scrittura (tota Scriptura). Questi due concetti devono coesistere. Quando essi saranno uniti dal potere dello Spirito Santo, potremo sperare in una nuova riforma.


Dr. Michael Kruger

Presidente e professore di Nuovo Testamento e Cristianesimo Primitivo al Reformed Theological Seminary di Charlotte, N.C., e insegnante alla Christ Covenant Church di Matthew, N.C.. Autore di numerosi libri.


Articolo originale: Understanding Sola Scriptura, copyright year 2021 by Michael Kruger, Ligonier Ministries. Used by permission. Tradotto con permesso.


Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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