In che modo Gesù è presente nella Santa Cena


Introduzione

La controversia riguardo alla natura della presenza di Cristo nella Santa Cena vide il suo primo episodio nel XVI secolo, inizialmente attraverso Lutero e conseguentemente ampliata da Zwingli e Calvino. Storicamente, abbiamo quattro principali posizioni riguardo a questo tema:

· Transustanziazione

· Consustanziazione

· Commemorazione

· Simbolica e spirituale

La posizione cattolico-romana: Il Concilio di Trento e la transustanziazione

Nel 1215, nel Quarto Concilio Lateranense, la dottrina della transustanziazione fu concepita formalmente e poi riaffermata nel Concilio di Trento (1551), nonostante l’opposizione di Lutero. La sua base si trova nei fondamenti elaborati da Aristotele di “sostanza”, la natura essenziale dell’essere, e “accidenti”, caratteristiche esterne (ad esempio, odore, colore, forma). In accordo con questa dottrina, dopo la consacrazione gli accidenti del pane e del vino rimangono tali, tuttavia la loro sostanza cambia. Ovvero, nonostante il sapore, l’odore e l’apparenza del pane e del vino non cambino, la loro essenza viene diviene rispettivamente corpo e sangue di Cristo.

Ciò che segue è una difesa elaborata nel Concilio di Trento di questa dottrina:

Poiché, poi, Cristo, nostro redentore, disse che era veramente il suo corpo ciò che dava sotto la specie del pane, perciò fu sempre persuasione, nella Chiesa di Dio, - e lo dichiara ora di nuovo questo santo Concilio - che con la consacrazione del pane e del vino si opera la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo, nostro signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue. Questa trasformazione, quindi, in modo adatto e proprio è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione.

Consustanziazione: Martin Lutero rifiuta la transustanziazione

Inizialmente Lutero presentò un’argomentazione contro la transustanziazione a partire dalla tradizione della chiesa, dimostrando che, per più di 1200 anni, la chiesa aveva creduto correttamente, e che nessuno dei santi patriarchi aveva menzionato la “transustanziazione”; puntò inoltre all’infiltrazione della pseudofilosofia di Aristotele nella chiesa come responsabile della nascita di tale dottrina. Per Lutero, questo era un tentativo di razionalizzare un mistero che doveva solamente essere accettato e, nelle sue parole, vediamo la seguente posizione:

Da parte mia, anche se non sono capace di sondare il modo in cui il pane sia il corpo di Cristo, continuerò ad imprigionare il mio pensiero nell’obbedienza a Cristo e, semplicemente tenendo fede alle Sue parole, crederò fermamente non solo che il corpo di Cristo sia nel pane, ma che il pane sia il corpo di Cristo. La mia giustificazione per questo sono le parole: “prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: ‘Questo [ovvero il pane, che Egli aveva preso e diviso] è il mio corpo’” (1Co 11.23-24).

Pertanto, egli credeva nella presenza reale di Cristo nella Santa Cena, ma non nella transustanziazione. Il pane non si trasforma di fatto in corpo, ma il corpo è presente “in, con e sopra” al pane durante la celebrazione, e lo stesso vale per il vino. Dopo la celebrazione gli elementi (pane e vino) tornano allo stato comune.

Zwingli afferma che la Cena sia solo una commemorazione

La posizione della Santa Cena come qualcosa di meramente commemorativo fu difesa da Zwingli, riformatore contemporaneo a Lutero, e questo motivò il dissentimento tra i due. Zwingli insistette a dire che le parole “questo è il mio corpo” non fossero da prendere letteralmente, eliminando così qualsiasi possibilità di una “presenza reale di Cristo” nella Santa Cena.

Egli sostenne che ci fossero “innumerevoli passaggi nelle Scritture in cui la parola ‘è’ significa ‘rappresenta’”, nelle sue parole:

Se le parole di Cristo in Matteo 26, “questo è il mio corpo”, possono essere intese metaforicamente o ‘in tropice’. È già chiaro che, in questo contesto, la parola ‘è’ non possa essere intesa letteralmente. Ne consegue, pertanto, che debba essere intesa metaforicamente o figurativamente. Nelle parole ‘questo è il mio corpo’, il termine ‘questo’ si riferisce al pane, e il termine ‘corpo’, al corpo che morì per noi. Dunque, la parola ‘è’ non può essere intesa letteralmente, poiché il pane non è il corpo.

Calvino propone la posizione simbolica e spirituale

Anche Calvino combatté la transustanziazione, e possiamo dire che difese una posizione tra quella di Lutero e Zwingli. È giusto sottolineare il fatto che Calvino fu un riformatore di seconda generazione, ovvero, ereditò una tradizione ed una teologia già ben definite da quasi due decenni di controversie. Calvino, sempre incisivo nei suoi scritti, utilizzò la stessa argomentazione usata da Lutero riguardo alla tradizione della chiesa, e scrisse nella sua ‘Istituzione’, nel volume IV, capitolo XVII.14, le seguenti parole riguardo alla transustanziazione:

I primi inventori di questa teoria non erano in grado di capire come il corpo di Gesù Cristo potesse essere unito con la sostanza del pane senza che sorgessero, immediatamente, molte assurdità evidenti. Sono perciò stati costretti a ricorrere a questo misero sotterfugio: il pane si è mutato nel corpo di Cristo non nel senso che il pane si è fatto corpo, ma nel senso che Gesù Cristo, per nascondersi sotto le specie del pane, annulla la sostanza di quello.

La posizione simbolica e spirituale proposta da Calvino sostiene che il pane ed il vino rappresentano simbolicamente il corpo e il sangue di Gesù Cristo, ma che, spiritualmente, abbiamo la presenza di Cristo nel nostro cuore. Sulla presenza spirituale di Cristo, abbiamo la seguente affermazione di Calvino:

La Scrittura pertanto, parlando della partecipazione che abbiamo con cristo, ne sintetizza tutta la forza nello Spirito. Un testo solo risulta sufficiente: san Paolo nel capitolo ottavo dei Romani dichiara che Cristo abita in noi col suo Spirito. Dicendo questo non annulla tuttavia questa comunione del suo corpo e del suo sangue, di cui stiamo ora parlando, ma dimostra che lo Spirito è il solo mezzo per cui noi possiamo possedere Cristo e averlo dimorante in noi.

La posizione della Chiesa Presbiteriana

(N.B. il nostro sito, Fede Riformata, nasce da un progetto della Chiesa Presbiteriana in Italia. Per questo abbiamo voluto aggiungere anche questa parte dell’articolo, per aiutare chi non conoscesse questa denominazione a capire il nostro pensiero sul tema. N.d.T.)

La Chiesa Presbiteriana difende ed insegna la posizione sostenuta da Calvino riguardo alla presenza di Cristo nel sacramento della Santa Cena. Questo è evidenziato nei suoi Simboli di Fede:

Confessione di Fede di Westminster (prendi la tua copia qui: https://www.federiformata.com/shop)

Capitolo XXVII.2: In ogni sacramento c’è un legame spirituale o un’unione sacramentale tra il segno e ciò che simboleggia; accade dunque che il nome e gli effetti dell’uno siano attribuiti all’altro.

XXVII.3: La grazia che si manifesta durante o attraverso i sacramenti quando amministrati correttamente non è dovuta ad alcun potere ad essi intrinsechi, né l’efficacia del sacramento dipende dalla pietà o dall’intenzione di colui che li amministra; dipende dall’opera dello Spirito, e dalla parola dell’istituzione che contiene, oltre al precetto che ne autorizza l’uso, una promessa di beneficio per coloro che la ricevono meritevolmente.

XXIX.5: Gli elementi materiali di questo sacramento, messi debitamente da parte per gli utilizzi ordinati da Cristo, hanno tale legame con Lui crocifisso che, onestamente e in modo unicamente sacramentale, sono a volte chiamati con il nome di ciò che rappresentano, ovvero il corpo e il sangue di Cristo, nonostante essi rimangano, in sostanza e natura, veramente e unicamente pane e vino, come in precedenza.

XXIX.6: La dottrina che sostiene un cambiamento di sostanza del pane e del vino, trasformata nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo (comunemente chiamata transustanziazione) grazie alla consacrazione di un prete, o a qualsiasi altra cosa, è ripugnante non solo nei confronti della stessa Scrittura, ma anche nei confronti del buonsenso e della ragione; si oppone alla natura del sacramento ed è stata, ed è tutt’ora causa di numerose superstizioni e di disgustose idolatrie.

XXIX.7: Coloro che ricevono meritevolmente l’aspetto materiale degli elementi visibili di questo sacramento, lo ricevono anche spiritualmente per fede, ma non in modo carnale e corporale: ricevono spiritualmente e si nutrono di Cristo crocifisso, e di tutti i benefici della Sua morte. Il corpo ed il sangue di Cristo non sono carnalmente o corporalmente in, con o sotto il pane ed il vino, eppure sono presenti spiritualmente per la fede dei credenti in quell’ordinanza, come lo sono materialmente gli elementi ai loro sensi.

Catechismo minore di Westminster

Domanda 96: Cos’è la Cena del Signore?

Risposta: La Cena del Signore è un sacramento nel quale, dando e ricevendo pane e vino come indicato da Cristo, la Sua morte è rappresentata, e chi la riceve meritevolmente, non in modo corporale o carnale, ma per fede, è reso partecipe del Suo corpo e del Suo sangue, con tutti i Suoi benefici per un nutrimento spirituale e per crescere nella grazia.

Partecipa degnamente alla Santa Cena e sii benedetto spiritualmente dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Bibliografia consultata:

CALVINO, Giovanni, Istituzione della fede cristiana 2, Torino: UTET libreria, 2009.

CASIMIRO, Arival Dias. Rede de Discipulado 2. Santa Bárbara D’oeste: Z3 Editora e Livrarias, 2015. Capítulo 14.

GEORGE, Timothy. Teologia dos Reformadores. 2. ed. São Paulo: Vida Nova, 2017. Capítulos 3 e 4.

MCGRATH, Alister E.. Teologia Histórica. São Paulo: Cultura Cristã, 2007. Estudo de Caso 3.3.

Leonardo Campanha

Seminarista e diacono della Chiesa Presbiteriana di Pinheiros.

Articolo originale: https://www.ippinheiros.org.br/blog/como-jesus-esta-presente-na-santa-ceia-transubstanciacao-e-outros-posicionamentos/

Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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