Perché devo andare in chiesa?


Purtroppo molto spesso vediamo persone che, dopo aver frequentato la chiesa per un periodo, iniziano a mancare la Domenica, o a frequentare saltuariamente per i motivi più disparati. Si ritrovano a pensare frasi come “Perché dovrei andare in chiesa oggi? Ci sono già stato la settimana scorsa!”, oppure “Non devo per forza andare in chiesa questa domenica, ci vado sempre!” Vediamo dunque perché i cristiani devono andare in chiesa.

Perché devo andare in Chiesa?

Perché è un comandamento del Signore.

12 Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato. 13 Lavora sei giorni, e fa' tutto il tuo lavoro, 14 ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. 15 Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.” (Deuteronomio 5).

Dio è stato chiaro, in questo comandamento. Per sei giorni possiamo portare avanti le nostre attività quotidiane, ma un giorno alla settimana deve essere Suo. Non andiamo in chiesa per far vedere agli altri come siamo bravi, non andiamo perché dobbiamo, ma dobbiamo andare ogni domenica a dare lode a Dio perché è il Suo giorno. Dio non ha comandato questo superficialmente: questo ordine si trova infatti all’interno di un codice che proibisce l’idolatria, l’assassinio, il furto, le menzogne e la cupidigia. Trasgredire un comandamento significa trasgredirli tutti (Giacomo 2.10). La violazione del giorno del Signore porta il giudizio di Dio (Neemia 13.15-22).

Siamo peccatori, e il peccato in noi ci porterà sempre a trovare scuse nuove e molto credibili per non andare. “Devo lavorare”, “ho un impegno che non posso rimandare”, “vivo troppo lontano”, “sono stanco”. Ricordate, però, che nessuna scusa funziona di fronte al Dio che legge i nostri cuori come se fossero libri aperti.

“«Io, il SIGNORE, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni».”

Geremia 17.10

Nel corso della storia, durante le peggiori persecuzioni cristiane, ai sospetti veniva chiesto “Dominicum Servasti?” (Rispetti il Giorno del Signore?) I veri credenti rispondevano: “Sono cristiano, non posso non farlo!” Per quei martiri, il Giorno del Signore era il simbolo della loro fede, che portavano orgogliosi ben in vista. Se ti chiedessero se rispetti il Giorno del Signore, tu cosa risponderesti?

Abbiamo dunque visto che è un dovere del cristiano andare in chiesa la domenica. Ma per quale motivo ci andiamo?

Per adorare Dio.

Dio desidera che andiamo in chiesa con un cuore onesto, che ama il Signore e desidera adorarlo. Di recente, il Pastore della mia chiesa ha iniziato una serie di predicazioni sul libro del profeta Amos. È impressionante, come le parole del profeta siano estremamente attuali.

21 Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere nelle vostre assemblee solenni. 22 Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco; e non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza.” (Amos 5)

Qui Dio sta parlando, per mezzo del profeta, proprio a quelle persone che apparentemente erano religiose, facevano sacrifici, rispettavano le festività, ma che in realtà non credevano in Dio, non confidavano in Lui, ma pensavano solo alla propria apparenza e al proprio tornaconto. Pensavano di avere comunque la vita eterna, ma Amos mette ben in chiaro le cose. Vi invito a guardare il video “Religiosi ma infedeli”, troverete il link alla fine di questo articolo.

Per avvicinarti a Dio.

Nella lettera agli Ebrei, l’autore invita i Giudei convertiti a non smettere di riunirsi. Il Pastore Augustus Nicodemus Lopes, nel suo studio sul capitolo 10 di questo libro, spiega che i Giudei furono i primi a perseguitare quelli che tra loro si convertivano al cristianesimo, e questo portava i nuovi convertiti ad aver paura di continuare ad andare in chiesa. Avevano paura di essere discriminati, picchiati, torturati e, nel peggiore dei casi, uccisi (come avvenne nel caso di Stefano, che fu lapidato per la sua fede).

In che modo l’autore inizia la sua esortazione? Con queste parole:

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, 20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, 21 e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, 22 avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.” (Ebrei 10)

Ai tempi dell’Antico Testamento, nessuno poteva andare oltre la cortina che divideva il luogo santissimo dal resto del tabernacolo. La pena era la morte. Ma Cristo, con la Sua morte, spezzò questa cortina, dandoci la possibilità di giungere vicino a Dio. Non vogliamo solo essere in Sua presenza, vogliamo avvicinarci.

“Come chiesa ci presentiamo di fronte a Dio per adorarlo, per ringraziarlo, per innalzare canti di lode, contemplarlo, sentire la Sua voce attraverso la Parola, presentare preghiere e suppliche, intercedere per amici, fratelli, poveri, autorità.”

Osserviamo il versetto 22: cos’è che può impedirci di avvicinarci a Dio? Una cattiva coscienza. Il senso di colpa, la vergogna ci fanno venire voglia di scappare, di nasconderci, ma Gesù è morto per cancellare le nostre colpe. Andiamo in chiesa, chiediamo perdono per i nostri errori, ringraziamo Dio perché è paziente con noi, e perché ha dato il Suo Unigenito Figlio proprio per le persone che sbagliano, che peccano, ma che amano Dio.

Gesù, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».” (Marco 2.17)

Certo, potremmo avvicinarci a Dio individualmente, ma tutta la Bibbia ci incoraggia a farlo come membri di uno stesso corpo. Come rami dello stesso albero. Come pietre dello stesso edificio. Questo ci porta all’ultimo punto:

Per la comunione fraterna.

La chiesa primitiva si riuniva in case, in spazi aperti, sulle spiagge, ovunque i cristiani avessero abbastanza spazio. Essendo perseguitati, non avevano il privilegio di costruire delle sinagoghe, dei templi. A volte si riunivano persino nelle catacombe. In quei luoghi, si riunivano, parlavano, pregavano, predicavano, spezzavano il pane, si esortavano.

24 Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all'amore e alle buone opere, 25 non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.”

“Congregare è la cosa giusta da fare. Dobbiamo incoraggiare i nostri fratelli e le nostre sorelle a partecipare alle riunioni, perché riunirsi è parte essenziale della vita cristiana. La seconda venuta di Cristo, il giudizio finale sta arrivando, e dobbiamo stare all’erta, ma questo è possibile solo se siamo in comunione con gli altri, se partecipiamo alla vita comune della chiesa.” – ci dice il Rev. Lopes.

“I benefici di congregare sono: il rafforzamento della nostra fede e della speranza della vita eterna, l’incoraggiamento ad aiutare i nostri fratelli bisognosi, l’esortazione a proseguire come cristiani.”

Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Matteo 18.20)

“Signore, non t’importa?”

Può essere che, in questo momento, tu, che stai leggendo questo articolo, stia vivendo un periodo molto difficile. Nella sofferenza, nel dolore, nello sconforto, è facile arrivare a pensare “A Dio non importa che stia soffrendo?” e, un po’ per ripicca, magari arriviamo a scegliere di non andare in chiesa, come per ferire i sentimenti di questo Dio che sembra ignorare le nostre esigenze.

Vorrei qui proporvi un brano tratto dal libro Having A Mary Heart In A Martha World, di Joanna Weaver.

“Quando siamo distratti, lo sconforto è lì vicino. La stanchezza si avvicina di nascosto quando la vita ci sottomette. Ci porta a dire e fare cose che non avremmo mai pensato di dire e fare. Lo sconforto attacca la nostra prospettiva e le nostre difese. Anche se abbiamo fatto grandi opere per Dio, lo sconforto ci dice che siamo inutili, e che siamo senza speranza e abbandonati.

Elia ha provato questo tipo di sconforto. Quando ottenne una vittoria notevole sui profeti di Baal (1Re 18), era al settimo cielo. Ma, nel momento in cui Iezabel lo minacciò di morte, le parole arroganti della regina perversa riportarono, in un colpo solo, il grande profeta sulla terra ferma. Meno di ventiquattr’ore dopo la discesa del fuoco santo dal cielo – che provò, una volta per tutte, che Dio era Dio – Elia era in fuga.

La distrazione lo fece temere.

Lo sconforto lo fece nascondere.

“Non ti importa?”, Elia chiese a Dio, mentre tremava, seduto sotto ad un ginepro nel deserto. “Adesso basta, Signore”, mormorò in 1Re 19:4, “prendi adesso la mia vita”. Lasciami morire.

Hai passato tanto tempo sotto al ginepro dell’autocommiserazione? Io sì. È facile trovare un’ombra e sentire commiserazione per noi stesse, quando siamo distratte e sconsolate. Specialmente quando siamo di fronte ad un ostacolo inaspettato. Specialmente quando sembra di fuggire per aver salva la vita. O forse conosci meglio quell’angolino del ginepro dell’isolamento. Il caos sembra tanto imminente, che è più facile nascondersi piuttosto che affrontare la vita. Allora togliamo la fiducia a pezzi dalle nostre spalle tremanti, copriamo la nostra testa e supplichiamo di essere esentate dalle occupazioni regolari della vita. Siamo abbattute e depresse, e tutto a causa dello sconforto.

Lo sconforto ci toglie ogni speranza, ogni visione, ogni domani e ogni sogno. E sicuramente ha tolto tutto questo da Elia. Ma amo molo la descrizione sensibile di 1Re 19:5-7, poiché allude a tutta la dolcezza che è a nostra disposizione in ogni momento di sconforto. Ricordi cosa successe? Dio mandò un angelo che portasse

cibo al suo profeta abbattuto. «Àlzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te», disse l’Angelo a Elia. E l’angelo rimase di guardia quando Elia cadde di nuovo nel sonno.

Quando siamo distratti e delusi, stanchi e sovraccarichi, non c’è miglior luogo in cui andare delle braccia del Padre. Solamente Lui sa di cosa abbiamo bisogno. Non crollare all’ombra di un ginepro. Non nasconderti in un angolino. Cerca il Signore e permettigli di dissipare ogni sconforto.

Facendo questo, troverete la cura per il vostro cuore ferito.”

Più è difficile il momento che stai passando, e più hai bisogno del conforto e dell’amore che solo Dio può dare. Allontanarti da Lui non farà altro che peggiorare la tua situazione, perché confidando in Dio, puoi essere sicuro che tutto sia sotto al Suo controllo, e che Lui operi sempre per il bene dei Suoi figli.

Basta scuse, andiamo in chiesa!

Paini Alessia

Testi utilizzati:

-O uso correto do Dia do Senhor (https://ministeriofiel.com.br/artigos/o-uso-correto-do-dia-do-senhor/)

-Religiosi ma infedeli (https://youtu.be/JoIqxhnHCZU)

-A importância de congregarmos (https://www.youtube.com/watch?v=Uh54ny6Piaw&ab_channel=AugustusNicodemusLopes)

-Having A Mary Heart In A Martha World, di Joanna Weaver

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