Perché persiste il male nel cristiano?

La realtà di ogni vero cristiano

Ci sono due aspetti nella vita di un cristiano: una parte chiara e una parte scura; una parte elevata ed una parte deprimente. La sua esperienza non è di totale allegria né di totale sofferenza, ma un misto di entrambe.


“Come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa”

2Corinzi 6.10


Quando una persona è rigenerata, non passa direttamente dalla vecchia vita al cielo, non smette di avere problemi temporanei, ma riceve la promessa del cielo e un’anticipazione, un barlume della nuova vita, trovando in Dio riposo e diletto. Ma il peccato non viene sradicato dal suo essere, nonostante il suo dominio venga spezzato. La corruzione interiore proietta un’ombra oscura sulla sua allegria.


Le varie esperienze del credente sono segnate dalla presenza di Cristo e dalla presenza del peccato. Se, da un lato, è beatamente vero che Cristo sarà con lui ogni giorno della sua vita, fino alla fine, dall’altro lato è solennemente vero che il peccato risiederà in lui ogni giorno della sua vita, fino alla fine della sua storia terrena. Così, anche se il popolo di Dio si nutre dell’Agnello, se ne nutre “con erbe amare” (Esodo 12.8).


Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.”

Romani 7.21,21


La conoscenza cristiana del peccato interiore, il lutto per la sua influenza profanatrice, i sinceri sforzi per combattere contro le sue sollecitazioni, le penitenti confessioni a Dio dell’essere troppo debole per dominare questo nemico incallito sono tra le prove inconfutabili del fatto che stiamo parlando di una persona rigenerata. Nessun uomo morto nelle offese e nel peccato capisce di avere un mare di iniquità nel proprio cuore, che contamina i suoi pensieri e la sua immaginazione; e di certo non ne prende coscienza, piangendone. Il rigenerato è colui che riconosce il peccato, ci lotta contro, si ravvede e vive un processo di santificazione. Ora, l’esistenza di questa lotta è un simbolo dell’uomo salvato, così come la presenza di Cristo che combatte in lui contro il peccato.


Che il credente si ricordi di ciò che ha vissuto: nei suoi giorni prima della rigenerazione, non era colpito da ciò che ora lo affligge! Siamo invitati a ricordare ciò che eravamo “in quel tempo” e a metterlo a confronto con il “ma ora” (Efesini 2.11-13), affinché possiamo provare vergogna per il prima e rallegrarci ed essere grati per il dopo.


È motivo di un’adorazione ardente il fatto che i tuoi occhi siano stati aperti per vedere la peccaminosità del male e che il tuo cuore senta la propria degradabilità. Il fatto che non sia sempre stato così è segno di un grande cambiamento – hai ricevuto un miracolo della grazia. Ma la continuazione del peccato interiore presenta un problema doloroso e sconcertante per il cristiano. Sappiamo che nulla è troppo difficile per il Signore, e che in Lui siamo salvi. Perché, dunque, il male continua ad esistere in noi? Perché il cristiano non è liberato da questa orribile cosa, che egli odia e aborre tanto? Perché questa depravazione orribile deve turbare la sua pace e rovinare la sua allegria? Perché il Dio di ogni grazia non lo libera da questo tiranno persecutore?


I decreti di Dio

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.»

Isaia 55.8,9


È necessario ricordare sempre che i pensieri ed i cammini di Dio, molte volte, sono opposti ai nostri. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare che essi sono infinitamente più saggi e migliori dei nostri. Dio deve dunque aver avuto un motivo valido per lasciare che il peccato segnasse il Suo popolo; e poiché Egli lo ama di un amore illimitato ed immutabile, questo motivo deve essere il beneficio del Suo popolo e, chiaramente, la Sua stessa gloria. La fede può avere piena certezza del fatto che il male continui ad esistere nel santo tanto per la gloria di Dio quanto per il suo stesso bene. Esiste, quindi, un lato positivo che va ad equilibrare questa nube oscura, e in esso possiamo trovare consolazione.


Possiamo pensare che sia una cosa deplorevole il fatto che il peccato risieda ancora in noi, e immaginare che sarebbe molto meglio se ci potessimo liberare di lui. Ma questa è ignoranza da parte nostra. Anzi, è qualcosa di ancora peggio: è uno spirito di opposizione a Dio, una ribellione contro il modo in cui ci tratta, una sfida alla Sua sapienza, un ripensamento sulla Sua bontà. Poiché Egli ci ha dato prove abbondanti del fatto che abbia a cuore il meglio per noi, è riprovevole che qualcuno metta in dubbio i Suoi cammini.


Dobbiamo essere completamente convinti del fatto che il nostro Padre amoroso rimuoverebbe completamente la “carne” dall’anima dei Suoi figli nel momento della loro rigenerazione, se questa fosse la cosa migliore per loro. E poiché Egli ha deciso di non farlo, dobbiamo giungere alla conclusione che Dio abbia un proposito benevolo nel permettere che il peccato risieda nei Suoi figli fino alla fine del loro pellegrinaggio.


La Parola di Dio ci fornisce alcuni suggerimenti sui Suoi disegni di grazia, e qui ne approfondirò uno dei più importanti.


La promozione dell’umiltà

Dio permette la presenza del peccato nel Suo popolo per promuovere in esso l’umiltà, rendendolo più simile al Suo carattere. Non c’è nulla che Egli disprezzi tanto quanto l’orgoglio. In Proverbi 6.16-17, lo Spirito Santo elenca sette cose che il Signore odia, ed esse iniziano da “occhi alteri”! Dio nutre gli affamati, ma i ricchi li manda via a mani vuote. Egli dà “grazia agli umili”, ma “resiste ai superbi” (Giacomo 4.6). I laodicei erano tanto egoisti e soddisfatti in sé stessi da essere ripugnanti agli occhi di Dio, al punto di farlo “vomitare” nella loro bocca (Apocalisse 3.16-17).


Ora, lettore cristiano, è reale e vero il desiderio che hai nel cuore, che Dio tenga lontano da te la superbia (Giobbe 33.17)? Se, per grazia, è così, accetti il fatto che Egli utilizzerà i propri mezzi e metodi per realizzare il proprio disegno, anche in un processo che potrebbe risultarti sgradevole, irritando il tuo compiacimento? Se desideri che la tua religiosità naturale sia distrutta e privata delle sue penne di pavone, è grazie al male che permane in te, che ti porta a cercare volontariamente e a dipendere da Dio per la sconfitta della tua autosufficienza!


2Timoteo 3.2 mostra (per ordine Suo) che l’orgoglio scaturisce da un ingombrante amor-proprio. Coloro che sono amanti ingiustificati di sé stessi, ben presto diventano orgogliosi, e questo è odioso agli occhi di Dio, perché lo deruba della propria gloria. Poiché Dio, alla fine, sarà glorioso e glorificato dai Suoi santi, Egli sottomette il loro orgoglio, facendo sì che Lo adorino di più nella loro longanime sofferenza.


La luce divina mette in mostra la sporcizia interiore, che prima non vedevano, facendo in modo che essi gridino insieme al lebbroso: “Impuro! Impuro!” (Levitico 13.45). Essi scoprono il proprio peccato interiore in un modo così doloroso da portarli ad affermare: “Me infelice!” (Romani 7.24). Ma quanto dobbiamo essere grati del fatto che Dio ci faccia “provare disgusto” per noi stessi (Giobbe 42.6, Nuova Diodati), aprendo così il cammino per una valorizzazione ancora maggiore di Cristo!


In questa vita, la santità, mio lettore, consiste in gran parte nei sospiri che la seguono – e nel lamento per quanto siamo profani. Cosa succederebbe ad un uomo lasciato in questo mondo se, da un giorno all’altro, passasse dall’essere pieno di peccato all’esserne totalmente libero? Lascia che la nostra esperienza attuale ce ne dia la risposta. Non troviamo molto difficile restare umili, tanto di fronte a Dio quanto di fronte ai nostri fratelli, quando il male dentro di noi viene leggermente soggiogato? Non è questa una prova del fatto che abbiamo bisogno di qualcosa che ci liberi dalla nostra giustizia personale? Persino l’amato Paolo ebbe bisogno di una “spina nella carne” perché non si insuperbisse “per l'eccellenza delle rivelazioni” che gli furono date (2Corinzi 12.7).


Il salmista, pensando al cuore di Dio, pregò: “Signore, apri tu le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode” (Salmo 51.15); è come se dicesse: “Se tu, Signore, mi aiuterai a parlare correttamente, non proclamerò il mio stesso valore, né darò gloria alle mie azioni, ma darò a Te tutta la gloria”. Così come Dio lasciò alcuni cananei nella terra promessa, per mettere alla prova Israele (Giudici 2.21-22), allo stesso modo lascia in noi il peccato: per umiliarci.


In cielo saremo privi di peccato, e la vista dell’ “Agnello, che fu immolato” (Apocalisse 5.12) impedirà per sempre il rientro dell’orgoglio nelle nostre anime.


La nostra consapevolezza della presenza del peccato ha:

  1. Un effetto di svuotamento: apre la strada ad un Cristo che perdona e purifica, convincendo l’anima della sua profonda necessità;

  2. Un effetto di umiliazione continua: ci porta a percepire sempre di più la nostra totale insufficienza e totale dipendenza da Dio;

  3. Un effetto di evangelizzazione: serve a renderci più coscienti della perfetta adeguatezza del grande medico dei lebbrosi che sentiamo di essere;

  4. L’effetto di onorare Dio: fa in modo che l’anima rinnovata si meravigli sempre di più della Sua pazienza nei nostri confronti (2P 3.9);

  5. L’effetto di promuovere uno spirito di tolleranza nei confronti dei nostri compagni: non dobbiamo aspettarci meno debolezza in loro di quanta non ne troviamo in noi stessi.

Tutto questo ci perfeziona, e ci rende ogni giorno più simili al Figlio di Dio; alla fine, è per questo che siamo stati eletti (Efesini 1).


Arthur W. Pink (1886-1952)

Autore di numerose opere di stampo riformato, che hanno contribuito alla crescita d’interesse nei confronti della Teologia Riformata nel XX secolo.


Articolo originale: O Proposito Divino com a Existencia do Mal , Ministero Reformai, traduzione portoghese Amanda Martins.


Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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