Abimelec


Al tempo in cui Israele era governata dai giudici e ognuno faceva ciò che pensava fosse più giusto, Abimelec uccise i suoi fratelli. Settanta fratelli (Giudici 9).

Abimelec era figlio di Gedeone (usato da Dio per liberare Israele dal giogo dei Madianiti) e una concubina che aveva a Sichem, città non molto distante da Ofra, dove risiedeva.

Dopo la morte del padre, Abimelec chiese agli abitanti di Sichem cosa preferissero: essere governati da 70 figli di Gedeone, o solo da lui (che, oltre a essere figlio di Gedeone, era anche un loro connazionale). Non ebbero dubbi, e gli diedero molti regali conclamandolo come re.

Con il valore dei regali contrattò dei mercenari (uomini boriosi e sfrontati) e attaccò i suoi fratelli, uccidendoli. Fu molto crudele. Uccise tutti su una pietra, come se fosse stato un altare, e in seguito si dichiarò re.

Il più giovane di loro, Iotam, che si era nascosto, salì sul monte Gherizim (lo stesso monte sul quale, duecento anni prima, Giosuè, obbedendo agli ordini di Mosè, aveva benedetto tutto il popolo) e, dall’alto del monte, gridò ai cittadini di Sichem una specie di parabola. In essa, gli alberi volevano un re e invitarono un ulivo affinché regnasse su di loro. L’ulivo rispose di non voler rinunciare al suo olio. Il fico e la vite risposero in modo simile allo stesso invito. Alla fine, tutti gli alberi invitarono il pruno, che accettò con la condizione che essi si rifugiassero alla sua ombra, altrimenti un fuoco li avrebbe bruciati. Concluse così: voi foste ingiusti dimenticandovi di ciò che mio padre fece. Oltre a ribellarsi, uccisero i suoi figli e fecero re il loro assassino! Il figlio della schiava! Vi meritate a vicenda. Che il fuoco che esce da lui vi bruci, e che il vostro fuoco bruci lui.

Andò poi a vivere in un’altra parte della regione montuosa.

Tre anni dopo, Dio creò avversione tra gli abitanti di Sichem e Abimelec. Oltre a tendersi agguati in tutte le strade affollate, invitarono Gaal e il suo popolo per aumentare il terrore che seminavano in Israele.

Questo Gaal, come tutti i sichemiti, era discendente di Camor, il cui popolo, cinquecento anni prima, fu quasi sterminato da Simeone e Levi, per vendetta contro suo figlio Sichem (da cui ereditarono il nome), che aveva stuprato Dina, loro sorella.

Insieme, i sichemiti e gli uomini di Gaal colsero dell’uva, fecero del vino e festosamente entrarono nella casa del loro dio, dalla quale avevano preso l’oro che avevano presentato a Abimelec, e lo maledissero mentre mangiavano e bevevano.

Zebul, ufficiale di Abimelec, lo spinse ad attaccarli. I sichemiti furono sconfitti e Gaal fu espulso. Coloro che continuarono a resistere nella città furono uccisi, e la città fu distrutta e cosparsa di sale. I sichemiti che si erano rifugiati nel tempio si nascosero in una fortezza sotterranea dello stesso tempio. Avvisato di ciò, Abimelec li attaccò e, ricoprendo la fortezza di rami, bruciò vivi circa mille tra uomini e donne. Le parole di Iotam si erano avverate: era uscito fuoco dal pruno, ed esso aveva bruciato i sichemiti.

Continuando il suo attacco, Abimelec assediò e si impadronì Tebes. I suoi abitanti si rifugiarono in una torre, contro la quale fu diretto l’attacco. Mentre Abimelec tentava di incendiare la sua porta, dal tetto una donna lo colpì ala testa con una pietra. Sanguinante e disperato, Abimelec ordinò al suo scudiero che lo uccidesse, affinché non si dicesse che era stato ucciso da una donna. Egli lo trafisse con una spada.

Non ci sono conclusioni o applicazioni per questa narrativa, come per tutte le narrazioni del testo di Giudici. Il testo presenta i fatti senza emettere segni di approvazione o disapprovazione. Tuttavia, la ricchezza dei dettagli è tanta che un lettore attento può vedere con chiarezza non solo i peccati commessi, ma anche le motivazioni alla loro base.

Rev. Fôlton Nogueira

Membro del presbiterio della Chiesa Presbiteriana di Belo Horizonte, insegnante e cappellano del seminario JMC.Articolo originale: http://folton.blogspot.com/2014/03/abimeleque.html

Traduzione Paini Alessia @FedeRiformata.com

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