Giovanni Calvino, riflessione sulla sua vita e sul suo contributo


Giovanni Calvino: Riflessione sulla sua vita e sul suo contributo

1. Vita e contesto

Giovanni Calvino ebbe la particolarità di essere l’unico dei maggiori riformatori ad essere originario di un paese latino. Tutti gli altri -individui come Martin Lutero, Filippo Melantone, Martin Bucer, Ulrico Zwingli, Menno Simons, John Knox e Thomas Cranmer- erano anglo-germanici. Calvino nacque a Noyon, nel Nord-Est della Francia, e ben presto rivelò una grande intelligenza e dedicazione agli studi. Grazie ai contatti del padre con il clero della cittadina, da bambino ebbe eccellenti opportunità educative. Ancora adolescente studiò all’Università di Parigi, dove si dedicò all’apprendimento della lingua latina e dei classici. Seguì anche studi giuridici nelle Università di Orléans e Bourges. Nel 1531 pubblicò il suo primo libro, un commentario al De Clementia, antica opera del filosofo romano Seneca. Due anni più tardi, aderì formalmente al protestantesimo.

La formazione e gli interessi di Calvino dimostrano che egli era adepto di un forte movimento intellettuale del Rinascimento, l’umanesimo. Questo movimento valorizzava in modo speciale le grandi conquiste dell’antichità classica, il periodo aureo della civilizzazione greco-romana, in particolare negli ambiti di letteratura, retorica, filosofia e arte. Nonostante tutto il loro interesse per l’essere umano, gli umanisti dell’epoca non ignoravano la religiosità e la fede in Dio. In verità, molti di loro non solo erano uomini religiosi, ma davano molto valore alla Scrittura, come nel caso di Erasmo da Rotterdam, il “principe degli umanisti”, che nel 1516 pubblicò un’innovativa edizione critica del Nuovo Testamento greco, accompagnata da una traduzione latina. Da questi circoli influenzati dalla Bibbia e preoccupati per i problemi della chiesa e della società nacquero molti personaggi che promossero la riforma religiosa del XVI secolo.

Esistono aspetti della vita di Calvino che sono circondati dal mistero. Nonostante si astato uno scrittore estremamente prolifico, egli non parlò di alcune delle sue esperienze, come della sua conversione. Ciò che sappiamo è che, probabilmente nel 1533, egli aderì alla fede evangelica. Non fu tanto una conversione dal cattolicesimo al protestantesimo, quanto più la transizione da un cristianesimo meramente nominale ad una spiritualità fortemente biblica e cristocentrica. Come tutti i protestanti del XVI secolo, egli fu chiaramente influenzato dal pensiero di Lutero, in particolare dal concetto essenziale della giustificazione per grazia mediante la fede. Poco dopo, iniziò a scrivere la sua opera magna, l’Istituzione della religione cristiana, inizialmente pubblicata nel 1536. Questa opera, scritta in latino, mise in evidenza non solo le sue doti letterarie e la sua vasta conoscenza della Bibbia, ma anche la nascita di una nuova teologia, con enfasi particolari, diverse da quelle di Lutero. Calvino fu influenzato anche dal fondatore della tradizione riformata svizzera, Ulrico Zwingli, morto nel 1531, e dimostrò grande apprezzamento per il pensiero di Agostino, in particolare riguardo al concetto di grazia, elezione e libero arbitrio.

Nello stesso anno in cui venne alla luce l’Istituzione, il riformatore iniziò a legarsi alla città nella quale passerà gran parte della sua vita: Ginevra, in Svizzera. Su invito del capo riformato locale, Guillaume Farel, divenne predicatore e professore delle Scritture in quella comunità, che aveva abbracciato recentemente in protestantesimo. Tuttavia, in poco tempo nacquero dei disaccordi tra le autorità civili e i due pastori, il che risultò nella loro espulsione. Calvino passò dunque tra anni nella città tedesca di Strasburgo (1538-1541), dove ebbe esperienze valide e decisive per il suo futuro lavoro e per la sua riflessione teologica. Oltre ad essere pastore in una chiesa di rifugiati francesi e a dare lezioni in una rinomata accademia, convisse con un collega più anziano, l’esperto riformatore Martin Bucer, dal quale apprese molto. Infine, il cambiamento della situazione in Ginevra gli permise di tornare in quella città, dove rimase fino alla fine della sua vita, nel 1564, realizzando la grande opera che gli diede notorietà internazionale.

2. Chiarendo gli equivoci

Come già menzionato, la vita e il pensiero di Calvino sono stati soggetti di molte incomprensioni e distorsioni. Questi problemi si concentrano attorno alla sua personalità, alle sue azioni a Ginevra e a certi aspetti della sua teologia. Da molti anni, certe analisi psicologiche del riformatore lo hanno descritto come un intellettuale freddo, insensibile e antisociale. È comune mettere a confronto l’esuberanza e il calore umano di Lutero con l’indole introspettiva del suo collega francese. Se è vero che i due leader avessero temperamenti marcatamente distinti, lo è anche il fatto che Calvino, nonostante la sua natura schiva, fosse un uomo che poteva essere estremamente affettuoso nei suoi legami. La sua casa era sempre piena di parenti e ospiti, che trattava con estrema cordialità. La sua vasta corrispondenza rivela un cuore preoccupato per il benestare tanto di personaggi notevoli, quanto di persone umili (CALVINO, 2009). Egli fu sicuramente severo in alcune situazioni, ma il suo atteggiamento predominante fu caratterizzato da un profondo zelo e da una sensibilità pastorale.

La seconda area di distorsioni riguardo al riformatore riguarda la sua azione politica a Ginevra. Sono comuni le caratterizzazioni di Calvino come “dittatore”, o “tiranno” della sua città adottiva. Questo può essere constatato tanto in libri didattici quanto in opere di natura accademica. Tuttavia, una ricerca seria e oggettiva dimostra che Calvino non solo non occupò mai un qualsiasi incarico governativo nella città svizzera, ma anche che, durante la maggior parte della sua permanenza a Ginevra, ebbe un legame teso, a volte apertamente conflittuale, con le autorità locali.

È interessante osservare cosa successe alla voce che riguarda Calvino nel prestigioso The Oxford Dictionary of the Christian Church. Nella prima e nella seconda edizione, si affermava ciò che segue: “Nel 1555… tutta la resistenza era cessata, e Calvino era il signore incontestato della città… Dal 1555 fino alla morte, egli fu il dittatore di Ginevra, senza opposizione”. Tuttavia, nella terza edizione (1997), il testo divenne il seguente: “Nel 1555, l’opposizione effettiva a Calvino era cessata… A partire da quel momento, Calvino rimase essenzialmente senza impedimenti alla sua promozione della Riforma a Ginevra e in altri luoghi” (Cross e Livingstone, 1974; Livingstone, 1997).

Un’accusa, tuttavia, è giustificata e causa frustrazione agli adepti del riformatore: il suo coinvolgimento nell’esecuzione di Miguel Serveto, un medico spagnolo condannato a morte per aver negato la dottrina della Trinità. Serveto fu giudicato dai dirigenti civili della città, ma il riformatore fu testimone dell’accusa e concordò con la sentenza imposta. [In realtà Calvino, venendo a sapere della condanna, chiese che avvenisse per decapitazione per risparmiargli il dolore di morire bruciato vivo. Le autorità civili, poco amichevoli nei confronti del riformatore, insistettero affinché morisse sul rogo, e così fu. N.d.T.] Nella maggior parte dei casi, comunque, il riformatore riuscì ad utilizzare la sua influenza insieme ai governatori al fine di ottenere mezzi benefici per la comunità, principalmente a favore dei poveri.

Il tema che suscita possibilmente più antipatia nei confronti del riformatore ginevrino è la sua teologia, in particolare il suo punto di vista riguardo all’elezione, o predestinazione. Molti scrittori e predicatori, principalmente pentecostali, descrivono questa dottrina come un insegnamento diabolico. Altri, più sobri, sostengono che Calvino fosse un razionalista ideologico, che portò la dottrina della sovranità di Dio alle sue ultime implicazioni logiche. Lo stesso Calvino ammise che la predestinazione fosse un tema estremamente difficile, che poteva offendere molte coscienze sensibili. Allo stesso tempo, pensava fosse una verità dalla quale non si potesse scappare, essendo chiaramente affermata nella Scrittura. Quanto all’affermazione del fatto che Calvino abbia inventato questa dottrina, ricordiamo che Agostino di Ippona l’aveva già espressa essenzialmente negli stessi termini più di un millennio prima, e che era stata accettata dai principali riformatori, a partire da Lutero. In qualsiasi modo, questa enfasi calvinista è il punto di partenza di molte critiche e malvagità nei confronti del leader di Ginevra.

3. Contributi

Un buon numero di storici e altri studiosi sono giunti alla conclusione che Calvino non solo fu il più notevole riformatore protestante sotto diversi aspetti, ma che lasciò la sua impronta in altre aree, al punto di essere considerato uno dei forgiatori del mondo moderno. Egli fu notoriamente il grande teologo della Riforma, affrontando i temi centrali della fede cristiana in profondità, con perspicacia e creatività. Al centro della sua riflessione si trova l’Essere Divino nella Sua gloria, maestà e sovranità, rivelate nella creazione, nel sostegno e nella redenzione del mondo. Non tutti concordano sul fatto che la sovranità di Dio o l’elezione divina siano i princìpi organizzatori della teologia calvinista, essendo la sua cristologia ugualmente ricca e fondamentale.

Nelle sue numerose edizioni latine e francesi, l’Istituzione, oltre al suo valore teologico, è un monumento intellettuale e letterario della Riforma, avendo contribuito, tra le altre cose, a modellare la lingua francese. Quanto al suo contenuto, questa opera è composta da quattro parti, che affrontano i seguenti temi: l’Essere e l’opera di Dio, Gesù Cristo e l’opera di redenzione, istruzioni sulla vita cristiana, la chiesa e il suo rapporto con la società e lo stato.

Dietro alla teologia di Calvino si trova un attento sforzo nell’interpretazione elle Scritture, attraverso il metodo storico-grammaticale applicato ai testi originali. Nel corso della sua carriera, egli produsse commentari di quasi tutta la Bibbia, oltre ad una gran quantità di lezioni e di sermoni espositivi. Le sue opere di esegesi sono pubblicate anche oggi, essendo consultate da tutti coloro che desiderano approfondire lo studio dei testi biblici. Un’altra area di particolare importanza del pensiero di Calvino è la sua ecclesiologia, in particolare riguardo a temi come il ministero cristiano, la disciplina ecclesiastica e il rapporto tra chiesa e stato. Il riformatore, inoltre, si distinse per il suo lavoro apologetico. La sua opera Risposta al Cardinale Sadoleto è considerata la migliore difesa alla fede protestante prodotta nel XVI secolo.

Nel campo missionario, Calvino accolse e preparò individui che fecero nascere chiese riformate nelle più diverse regioni europee, come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, l’Ungheria e la Scozia. I calvinisti inglesi, conosciuti come “puritani”, fecero molto per il loro paese, e produssero nel decennio del 1640 i notevoli documenti dell’Assemblea di Westminster (Confessione di Fede, Catechismi, forma di governo e direttorio del Culto). Nel 1557, il riformatore di Ginevra fu responsabile dell’invio di un piccolo contingente di ugonotti alla Baia di Guanabara, dove il militare Nicolas Durand de Villegaignon aveva stabilito una colonia, la Francia Antartica. Questo gruppo svolse il primo culto protestante della storia delle Americhe, portando avanti il primo tentativo protestante di evangelizzazione di un popolo pagano (gli indigeni brasiliani), e produsse un documento di singolare bellezza e profondità, la Confessione di Fede di Guanabara. Calvino fu l’unico riformatore protestante ad avere una connessione personale con il Brasile.

Infine, oltre all’ambito ecclesiastico, Calvino ebbe un impatto su altri aspetti della società, come nella cruciale area dell’educazione. A partire da una cosmovisione che tentava di integrare spiritualità e coltivazione intellettuale, egli fondò la celebre Accademia di Ginevra (1559), che servì da modello per un gran numero di scuole riformate in tutto il mondo. Come era già successo in diversi stati europei, alcune delle principali Università degli Stati Uniti furono fondate da calvinisti, come Harvard, Yale e Princeton. Basandosi sulla lettura dei profeti e dei Vangeli, il riformatore contribuì anche in ambito sociale ed economico, sostenendo valori come la solidarietà, la compassione e la giustizia sociale. Questi temi furono oggetto di approfonditi studi di André Biéler (1990), Ronald Wallace (2003), Alister McGrath (2004), Fred Graham (1978), tra gli altri ricercatori. A Ginevra, sorsero due istituzioni per il soccorso degli invalidi, l’Ospedale Generale e la Borsa Francese (Mattos, 1997).

Il modello di guida partecipativa e rappresentativa delle chiese calviniste ha contribuito al sorgere di istituzioni democratiche nel mondo occidentale. Alla fine del XIX secolo, il pastore e teologo olandese Abraham Kuyper (1973) proferì una conosciuta serie di lezioni a Princeton nei quali distinse il contributo calvinista alla società, alla religione, alla politica, alla scienza e all’arte (Reid, 1990).

Conclusione

Con questo articolo non vogliamo idealizzare la figura di Calvino. Egli fu un individuo modesto, e sicuramente non apprezzerebbe essere trasformato in una celebrità. Come accade per quasi tutti i personaggi della storia della chiesa, la sua biografia presenta degli elementi discutibili. Lo stesso si potrebbe dire di Lutero, con la sua lingua feroce, il suo atteggiamento nei confronti della rivolta dei contadini e le sue invettive contro i giudei. Tutti loro furono uomini del proprio tempo, e non devono essere giudicati secondo gli standard di oggi, risultato di un lungo e difficile percorso. Un approccio sereno ed obiettivo dei dati storici permette una visione più realistica di questo personaggio che lasciò tracce profonde nel cammino della chiesa e della società. Il protestantesimo attuale, devastato da tanti movimenti equivoci, in una profonda crisi di identità, può trarre grande beneficio dalle proposte di questo leader che, nonostante le sue limitazioni, beneficiò grandemente e innegabilmente la Chiesa di Cristo.

Dr. Alderi Souza de Matos

Storico ufficiale della Chiesa Presbiteriana del Brasile

Articolo originale e bibliografia: https://www.metodista.br/revistas/revistas-ims/index.php/Caminhando/article/viewFile/1160/1171

Traduzione Paini Alessia @FedeRiformata.com

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