Il profeta riluttante

Chiunque abbia mai partecipato alla scuola domenicale sa che Giona è quell’uomo che fu ingoiato vivo da un pesce per poi essere vomitato tre giorni dopo. Eppure, questo è tutto ciò che la maggior parte delle persone sa di questo profeta dell’Antico Testamento e del libro che ne porta il nome. È un peccato, perché Giona è un personaggio biblico che vale la pena conoscere, e il suo libro non è solo ricco di contenuti teologici, ma è anche estremamente rilevante.


Giona fu un profeta ebreo che visse attorno al 750 a.C. Tuttavia, diversamente dagli altri profeti ebrei, Giona fu chiamato ad evangelizzare i Gentili, al di fuori dei confini di Israele. Dio lo chiamò ad annunciare un messaggio di ravvedimento agli abitanti di Ninive – popolo appartenente all’impero Assiro, noto per la sua cattiveria. Invece di obbedire a Dio, Giona si ribellò, imbarcandosi su una nave diretta in direzione opposta a Ninive. Il motivo della palese disobbedienza di Giona si trova nell’ultimo capitolo del libro, in cui ammette rabbiosamente che sapeva della grazia e della misericordia di Dio, e che temeva che i Niniviti si sarebbero ravveduti in risposta alle sue parole evitando il giudizio divino (4:1-2). In altre parole, Giona desiderava tanto che Dio riversasse la Sua ira su questi malvagi Gentili da prendersela con Dio per aver deciso di mostrar loro misericordia!


Nonostante Giona e i suoi spostamenti siano menzionati ripetutamente in questi quattro capitoli, non è lui il personaggio principale del libro, ma Dio, poiché il tema ed il messaggio principale del libro sono la misericordia e la compassione di Dio verso i peccatori. Il libro di Giona è un rimprovero divino alla Israele dell’Antico Testamento a cui, proprio come allo stesso profeta, non importava del benessere spirituale dei Gentili del mondo. Mentre ai giudei contemporanei di Giona non dispiaceva essere beneficiari dell’amore e della compassione di Dio, rifiutavano l’idea che Egli potesse essere misericordioso con i Gentili pagani – in particolar modo con persone come i Niniviti, nemici di Israele. Invece di amare i Gentili perduti del mondo, li disprezzavano, e speravano che Dio riversasse su di loro la Sua ira. Dunque, il proposito principale del libro di Giona è quello di comunicare la verità: poiché Dio ha un cuore compassionevole nei confronti dei pagani, anche il Suo popolo dovrebbe mostrare lo stesso atteggiamento, divulgando il messaggio di salvezza a tutti coloro che sono lontani da Dio – in particolar modo a coloro che sono apertamente malvagi nei loro comportamenti.


Se Giona è l’autore di questo libro – e possiamo decisamente credere che lo sia, dati i resoconti dettagliati di alcuni eventi insoliti della sua vita – questi quattro capitoli sono una onesta confessione di un vero credente, che ammette il suo stesso pregiudizio e la sua mancanza di compassione nei confronti dei pagani. Tuttavia, più che una semplice ammissione di colpa, l’obiettivo di Giona nello scrivere questo libro è di comunicare ai suoi lettori le lezioni che ha imparato riguardo alla misericordia di Dio, e ce ne sono diverse. In ogni capitolo del libro, Dio presenta a Giona un’unica espressione della Sua misericordia, mostrando la Sua gentilezza nei confronti di persone immeritevoli.


Nel primo capitolo, la compassione di Dio è espressa mediante la Sua opera di conversione dei marinai pagani, che si trovavano sulla barca che allontanò Giona da Ninive. Nel secondo capitolo, la compassione di Dio è dimostrata nella sua scelta di far ingoiare Giona da un pesce per non farlo affogare nel mare. Nel terzo capitolo, Dio mostra compassione nei confronti dei Niniviti portandoli alla salvezza, non sottomettendoli all’ira e al giudizio. Nel quarto capitolo, Dio mostra la Sua gentilezza nei confronti di Giona creando una pianta che lo riparasse dal calore del sole.


Giona non è stato l’unico credente a preferire che Dio riversasse il Suo giudizio sui peccatori piuttosto che la Sua misericordia. Non è raro che, coloro che hanno sperimentato la grazia di Dio nella salvezza, lamentino questo stesso conferimento di grazia agli altri – specialmente a coloro che sono stati crudeli e feroci. Se pensate che questo non vi riguardi, provate a pensare al vostro atteggiamento nei confronti di un noto peccatore, come il terrorista globale Osama Bin Laden. Avete mai pregato per la salvezza dell’anima perduta di questo musulmano, o sperate che passi l’eternità all’inferno? Per restare un po’ più vicini, qualcuno ha mai ferito voi o qualcuno che amate? Invece di perdonarli (Ef 4.32), non avete forse sperato che Dio li “schiacciasse” per i loro peccati? Se non estendiamo la misericordia del perdono personale su coloro che peccano contro di noi, sicuramente non desideriamo che Dio estenda la Sua misericordia del perdono su di loro.


Come Giona, l’inclinazione dei nostri cuori peccaminosi è quella di preferire il giudizio di Dio alla Sua grazia. Tuttavia, il cuore di Dio non è così. Come ci dice in Ezechiele 18, Egli non prova piacere nella morte dell’empio (v.23), e alla morte e al giudizio su di lui, preferisce che il peccatore si ravveda (Lu 15). Dio è tanto desideroso di concedere la Sua salvezza ai perduti da essere raffigurato come un padre che corre, abbraccia e bacia il proprio figliol prodigo, il peccatore ravveduto (v.20). Che Dio ci aiuti a coltivare un cuore come il Suo, pieno di misericordia per i peccatori.


Rev. Steve Kreloff

Pastore e insegnante della Lakeside Community Chapel a Clearwater, Florida.


Articolo originale: The Reluctant Prophet , copyright year 2008 by Steve Kreloff, Ligonier Ministries. Used by permission. Tradotto con permesso.


Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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