Le lacrime nella Bibbia


Le lacrime sono una delle numerose conseguenze del peccato, poiché non c’è pianto in cielo, né possiamo pensare che ci sarebbe stato sulla terra se l’uomo avesse preservato la propria purezza primitiva, poiché la santità e la felicità sono inseparabili. Tuttavia, è evidente che, quando Dio creò l’uomo, lo creò con la previsione della sua caduta. Diciamo “evidente” perché ha dotato di un dotto lacrimale l’occhio, progettato, tra le altre cose, per piangere. E che produzione meravigliosa è l’occhio umano, non solo nella delicatezza e complessità del suo meccanismo, ma anche per i suoi molteplici usi e compiti. Questo piccolo, ma espressivo organo può brillare di piacere, accendersi di rabbia, guardare meravigliato, spalancarsi d’orrore ed essere tanto pieno di lacrime di tristezza al punto di versarne un ruscello.

Non è sbagliato piangere, in certi momenti. Anzi, Dio ci ha ordinato di farlo: “piangete con quelli che piangono” (Ro 12.15), nonostante questo non debba essere limitato al senso letterale ed esteriore. Il pianto non è nemmeno necessariamente un segno di debolezza o di effeminazione, poiché anche il Dio-uomo ha pianto. Il pianto è un dono misericordioso del Creatore, poiché fu correttamente denominato “la valvola di sfogo della natura”. Nella Bibbia si parla molto di pianto, poiché la Parola di Dio è estremamente pratica. Vediamo alcuni esempi.

Ezechia scoppiò in un gran pianto” (2Re 20.3)

Il contesto ci dice che egli era ammalato “di una malattia che doveva condurlo alla morte”, e che il Signore gli aveva mandato Isaia, facendogli dire: “Da' i tuoi ordini alla tua casa; perché tu morirai; non guarirai” (v.1). In seguito, il re di Giuda “pregò il SIGNORE” (v.2), ricordandogli di aver camminato di fronte a Lui in verità e con un cuore sincero, e sigillò il proprio appello con le lacrime. Il profeta fu dunque autorizzato a tornare indietro e a dire ad Ezechia: “Così parla il SIGNORE, Dio di Davide tuo padre: Ho udito la tua preghiera, ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa del SIGNORE” (v.5). Le sue lacrime, dunque, furono di supplica, e furono efficaci.

Non c’è nulla nella Scrittura che giustifichi l’idea che fosse la paura della morte ad affliggere il re; anzi, c’è motivo di credere che fossero le circostanze della sua famiglia e lo stato della sua nazione a colpirlo tanto profondamente. Non aveva ancora avuto figli, ed era probabilmente rattristato dall’idea che la famiglia di Davide si estinguesse. Inoltre, il suo regno era minacciato dagli Assiri, e c’era bisogno di un comandante timoroso di Dio per affrontare quell’emergenza.

Può essere scritto molto riguardo a questo episodio notevole e misterioso, ma l’unica cosa che vedremo qui è l’incidenza delle lacrime. Non ci servono molti santi dolorosamente provati per riconoscere che, quando mancavano le lacrime, le lacrime parlavano efficacemente a Dio: “poiché il SIGNORE ha udito la voce del mio pianto” (Salmo 6.8).

Poi Ester parlò di nuovo al re, si gettò ai suoi piedi, e lo supplicò con le lacrime agli occhi d'impedire gli effetti della malvagità di Aman, l'Agaghita, e delle trame da lui ordite contro i Giudei.” (Ester 8.3)

Era la terza volta che Ester faceva una petizione al re, come descritto in Ester 5.3 e 7.2, ma in nessun’altra occasione Ester si era arresa alle lacrime. Ma la situazione che stava affrontando era critica e urgente. Tuttavia, non la riguardava personalmente; fu il destino che minacciava la sua nazione a commuoverla a tal punto. Che benedizione. Nonostante fosse la regina del re, non si dimenticò della miseria del suo popolo, anzi, usò la sua influenza a suo beneficio. Era stato emesso un decreto per la distruzione dei giudei (Ester 3.9-11), e lei disse al re: “Perché come potrei io reggere nel vedere la calamità che colpirebbe il mio popolo? Come potrei reggere nel vedere la distruzione della mia stirpe?” (8.6).

Le sue lacrime furono dunque di supplica sincera e, come la supplica di Ezechia fu efficace di fronte al Signore, il pianto si Ester vinse il cuore del re, poiché leggiamo che egli le rispose: “Scrivete dunque, in favore dei Giudei, come vi parrà meglio, nel nome del re, e sigillate con l'anello reale; perché ciò che è scritto in nome del re e sigillato con l'anello reale, è irrevocabile” (v.8); e il perverso decreto fu cancellato.

Di' loro dunque questa parola: "I miei occhi si sciolgano in lacrime giorno e notte, senza posa, poiché la vergine figlia del mio popolo è stata stroncata in modo straziante, ha ricevuto un colpo tremendo.” (Geremia 14.17)

Qui vediamo un appello sigillato dal pianto non per un individuo, né per una nazione, ma per la causa indebolita di Dio. Queste furono lacrime di commiserazione, che sgorgarono alla vista del triste stato in cui la Chiesa si trovava. Israele aveva peccato gravemente, e l’asta del castigo divino pesava sul popolo. Non vantava più del sorriso d’approvazione di Dio; anzi, il Suo giudizio giunse e i nemici prevalsero. Israele non doveva indurire il proprio cuore o restare stoicamente indifferente; doveva prendere coscienza della propria iniquità e piangere del disonore fatto a Dio.

Allo stesso modo, il Suo popolo deve prendere seriamente la situazione attuale del cristianesimo e la riprovazione che questo porta al nome di Cristo. In che stato di desolazione si trova la vigna del Signore! Quanti candelabri d’oro sono stati rimossi! Che luce debole è rimasta! La gloria, il potere e la benedizione dello Spirito sono stati ritirati. Se la causa di Cristo ci è cara, piangiamo e lamentiamo della sua terribile condizione.

Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l'olio.” (Luca 7.37-38).

Che scena notevole è riportata qui, per noi. Il nostro benedetto Signore fu ospite di un fariseo critico e ipocrita – luogo in cui mai ci aspetteremmo di trovare una donna come questa! Ah, ma un “amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt 11.19; Lu 7.34) era un’attrazione.

Indifferente agli sguardi freddi e sdegnanti che la donna sapeva di aver attirato, non lasciò che essi le impedissero di cercare Colui che aveva conquistato il suo cuore e cancellato le sue iniquità. Prendendo il proprio posto ai piedi di Cristo, indicava la sua completa sottomissione a Lui. Le sue lacrime erano di pentimento, nonostante fossero anche ispirate dall’allegria – tristezza nei confronti di Dio per aver peccato, rattristandolo, e allegria nella certezza di essere comunque amata da Lui. Baciando i Suoi piedi, esprimeva il suo affetto. Asciugandoli con i suoi capelli lunghi – l’“onore” della donna (1Co 11.15) – dimostrava che, da quel momento in poi, avrebbe onorato Lui. L’unzione dei Suoi piedi fu un atto di adorazione.

Gesù pianse.” (Giovanni 11.35)

Il più corto e, sotto alcuni aspetti, il più meraviglioso e benedetto versetto della Bibbia. Che spettacolo ispiratore esso rappresenta – il Signore di gloria, che versa lacrime! Che fenomeno misterioso – il Creatore del cielo e della terra, che piange! Considerato soprattutto che, il Principe della vita, sapeva che dopo qualche minuto avrebbe resuscitato Lazzaro. Perché pianse? Pianse perché il Figlio di Dio era diventato simile ai Suoi fratelli “in ogni cosa” (Eb 2.17), partecipando alle loro emozioni e suscettibilità. L’Uomo perfetto, vedendo la tristezza degli amici e delle sorelle di Lazzaro, rimase profondamente commosso e pianse con loro. Le sue lacrime, in quest’occasione, furono di compassione.

Il Sommo Sacerdote del Suo popolo provò di essere toccato sentimentalmente dalle sue infermità. Crediamo che, con l’avvicinarsi della sua sepoltura, il Signore Gesù abbia guardato ai secoli, vedendo ogni casa cristiana visitata dalla morte; il Suo pianto a Betania ci rassicura del fatto che Egli partecipi profondamente al dolore dei santi nel lutto, e che sia disposto a versare il balsamo di Gilead sui loro cuori addolorati.

Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà.” (Ebrei 5.7)

Queste furono lacrime di angustia, che ci fanno capire la severità della sofferenza del Salvatore. I “giorni della sua carne” indicano tutto il periodo della Sua umiliazione. Le “alte grida e lacrime” ci fanno capire fino a che punto Cristo sentì il terribile fardello posto sulle Sue spalle. Non era stoico, ma provava intensamente, tanto nel corpo quanto nell’anima, la terribile maledizione della Legge e l’ira di Dio! Esse erano parte del “ruggito” profetizzato nel Salmo 22.1. Nessuna mente umana è in grado di comprendere la terribilità del conflitto che attraversò il Salvatore, e l’opera dell’anima che Egli sopportò. Egli cercò la liberazione “della morte” e non dalla morte, poiché aveva ricevuto il comandamento di dare la propria vita (Giovanni 10.18) e, per questo, pregò: “SIGNORE, libera l’anima mia!” (Salmo 116.4). Egli fu “ascoltato”, ricevette risposta alle sue preghiere e suppliche. La risposta di Dio fu nella risuscitazione dai morti.

Servendo il Signore con ogni umiltà, e con lacrime, tra le prove venutemi dalle insidie dei Giudei… Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime.” (Atti 20.19,32)

Queste furono lacrime di amore e impegno ministeriale. Nessun servizio meramente professionale o superficiale fu prestato dall’apostolo. Egli provava un amore tale per le anime da dire: “Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie, finché Cristo sia formato in voi” (Galati 4.19).

Che ogni servo di Cristo che legge queste righe esamini il suo cuore alla luce di Atti 20.19, 31, e chieda a sé stesso se l’assenza di queste “lacrime” sia la spiegazione della sterilità del proprio servizio. È scritto: “Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia.” (Salmo 126.5)

Giungerà il giorno in cui gli ultimi saranno esattamente proporzionati alle prime.

Arthur W. Pink

Arthur W. Pink (1886-1952), autore di innumerevoli opere di stampo riformato.

Articolo originale: tratto da “Taears”, di Arthur Pink, 1950 | 2020 © tradotto in portoghese per Ministerio Reformai da Elnatan Rodrigues. Link: https://reformai.com/o-proposito-divino-das-lagrimas-nas-sagradas-escrituras/

Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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