Una nuova Riforma

Resto sempre confuso quando vedo delle chiese che annunciano un risveglio spirituale. Arrivano al punto di dare anche il giorno e l’ora in cui avverrà tale risveglio. Ma io mi chiedo, com’è possibile pianificare un risveglio spirituale? Questo tipo di avvenimento è causato dall’opera sovrana di Dio mediante la spinta del Suo Santo Spirito nei cuori delle persone. Ha luogo quando lo Spirito raggiunge una valle piena d’ossa (Ez 37.1) ed esercita il Suo potere di portare vita nuova, risvegliando la vita spirituale del popolo di Dio.


Questi avvenimenti non possono essere pianificati dagli uomini. Storicamente, nessuno ha organizzato la Riforma Protestante. Il risveglio gallese non appariva nell’agenda di nessuno, né su alcun calendario era segnato a matita il Grande Risveglio americano. Questi eventi epici della storia della chiesa sono risultati dall’opera sovrana di Dio, che ha usato la Sua potenza su chiese che erano ormai moribonde.


Dobbiamo capire, però, la differenza tra risveglio e riforma. Un risveglio, come suggerisce il termine, indica un rinnovo vitale. Quando l’evangelizzazione diventa la priorità della chiesa, spesso si arriva ad un risveglio. Tuttavia, questi risvegli di vita spirituale non sempre portano ad una riforma. Una riforma comporta dei cambiamenti nella chiesa e nella società. I risvegli diventano riforme quando l’impatto del Vangelo inizia a cambiare le strutture di base della cultura. Un risveglio può creare numerosi nuovi cristiani, ma questi cristiani devono raggiungere la maturità prima di avere un vero impatto sulla cultura che li circonda.


La riforma può portare a un cambiamento positivo, ma non possiamo essere ingenui e pensare che ogni cambiamento sia buono. A volte, quando ci troviamo in una situazione di stallo o sentiamo che il progresso si è fermato, gridiamo al cambiamento, dimenticando che potrebbe finire per essere regressivo piuttosto che progressivo. Se bevo una fiala di veleno, la mia situazione cambierà, ma non per il meglio. Il cambiamento, però, spesso è positivo.


Nei nostri giorni, abbiamo assistito alla nascita di quello che viene definito “Nuovo Calvinismo”, concentrato principalmente sui Cinque Punti. Questo movimento nella chiesa ha attirato molta attenzione, persino quella dei media secolari.


Eppure, non è saggio identificare il Calvinismo solo con quei Cinque Punti. Essi, piuttosto, fungono da base o da ponte per l’intera struttura della teologia riformata. Charles Spurgeon disse che “Calvinismo” non era altro che un termine alternativo per definire la teologia biblica. Insieme a numerosi altri titani del passato, capiva che l’essenza della teologia riformata non può essere ridotta a quei Cinque Punti elencati secoli fa in Olanda in risposta alla controversia con gli arminiani, che si erano opposti a cinque specifici punti del sistema dottrinale del Calvinismo storico. Per gli scopi di questo articolo, potrebbe essere utile definire cosa sia e cosa non sia la teologia riformata.


La teologia riformata non è un insieme caotico di idee disconnesse. Tutt’altro: la teologia riformata è sistematica. La Bibbia, essendo la Parola di Dio, riflette la coerenza e l’unità del Dio di cui è Parola. Certo, sarebbe una distorsione forzare un sistema di pensiero estraneo sulla Scrittura, provando a incastrarla in un letto di Procuste. Questo non è assolutamente l’obiettivo della teologia sistematica. Anzi, la vera teologia sistematica vuole capire il sistema teologico che si trova già nell’intero spettro della Sacra Scrittura. Non impone le sue idee alla Bibbia, ma ascolta gli insegnamenti da essa proclamati e li comprende in modo coerente.


La teologia riformata non è antropocentrica, quindi, non si concentra sugli uomini. Il suo punto focale è Dio, e la dottrina di Dio permea la totalità del pensiero riformato. Può essere dunque descritta come teocentrica: la comprensione del carattere di Dio è primaria e determinante rispetto alla comprensione di tutte le altre dottrine. La sua comprensione della salvezza, dunque, ha come fattore di controllo – al cuore – una determinata visione del carattere sovrano di Dio.


La teologia riformata non è anticattolica. Potrebbe sembrare strano, essendo nata direttamente dal movimento di protesta contro gli insegnamenti e le attività del cattolicesimo romano. Tuttavia, il termine cattolico si riferisce al cristianesimo cattolico, la cui essenza si trova nei credi ecumenici del primo millennio di storia della chiesa, in particolare in quelli dei primi concili, come quello di Nicea del IV secolo e quello di Calcedonia del V secolo. Quei credi contendono articoli comuni della fede condivisi da tutte le denominazioni che accettano il cristianesimo ortodosso, dottrine come la Trinità e l’espiazione di Cristo. Le dottrine comuni a tutti i cristiani sono al centro e al cuore del Calvinismo. Il Calvinismo non ha mai voluto allontanarsi e cercare una “nuova teologia”, rifiutando la base teologica comune condivisa da tutta la chiesa.


La teologia riformata non è cattolico-romana nella sua definizione di giustificazione. Con quest’affermazione, voglio dire che è evangelica nel senso storico del termine. A questo proposito, la teologia riformata è ferma e forte nel condividere il pensiero di Martin Lutero e dei riformatori magisteriali nella loro articolazione della dottrina della giustificazione solo per fede, così come della dottrina del Sola Scriptura. Nessuna di queste dottrine è esplicita nei Cinque Punti del Calvinismo, eppure, in un certo senso, fanno parte delle basi che sostengono tutte le altre caratteristiche della teologia riformata.


Vi ho detto tutto questo per mostrarvi che la teologia riformata va ben oltre ai Cinque Punti del Calvinismo: è un’intera cosmovisione. È pattuale. È sacramentale. Punta alla trasformazione culturale. È sottomessa all’opera di Dio, lo Spirito Santo, ed è una cornice per comprendere appieno il consiglio di Dio rivelato nella Bibbia.


È ovvio, dunque, che il più importante evento che porterà ad una nuova riforma non è un semplice risveglio del Calvinismo. È necessario un risveglio della comprensione del Vangelo stesso. È quando il Vangelo viene proclamato chiaramente in tutta la sua pienezza che Dio esercita il Suo potere redentore per portare ad un rinnovamento nella chiesa e nel mondo. È nel Vangelo, e in nessun altro luogo, che Dio ha posto la Sua potenza per la salvezza.


Se vogliamo una riforma, dobbiamo iniziare da noi stessi. Dobbiamo iniziare a tirar fuori il Vangelo dall’oscurità, in modo che il motto di ogni riforma possa essere post tenebras lux, “dopo le tenebre, luce”. Lutero affermò che ogni generazione deve dichiarare nuovamente il Vangelo del Nuovo Testamento. Disse anche che, ogni volta che il Vangelo viene proclamato chiaramente e con forza, ci saranno dei conflitti, e quelli di noi che ne sono avversi saranno tentati a oscurare il Vangelo pur di evitarli. È anche possibile aggiungere offesa al Vangelo, proclamandolo indebitamente. Tuttavia, non è possibile rimuovere l’offesa inerente al messaggio del Vangelo, perché è una pietra d’inciampo, uno scandalo per un mondo caduto. Porterà inevitabilmente a dei conflitti. Se vogliamo una riforma, dobbiamo essere pronti ad affrontare tali conflitti per la gloria di Dio.


Articolo originale: Fueling Reformation, copyright year 2021 by R.C. Sproul, Ligonier Ministries. Used by permission. Tradotto con permesso.



Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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