Il culto familiare


Di recente, ho sentito una coppia con figli adolescenti confessare quanto segue: “Pastore, non riusciamo più a fare il nostro culto familiare come prima. I ragazzi sembrano sempre meno interessati a leggere la Bibbia in famiglia e noi ci sentiamo sempre più in colpa vedendoli allontanarsi dal cammino del Signore. C’è qualche libro o piano di lettura che possa aiutarci?” Le ultime parole di questa confessione sono state accompagnate da lacrime raccolte negli occhi di questi genitori. Il sentimento di tristezza che riveste questa domanda riflette un desiderio genuino di genitori che amano i loro figli e hanno fatto tutto il possibile per insegnar loro ad amare il Signore sopra a ogni cosa. Non è un compito semplice, lo so.

Cos’è quello che viene chiamato “culto domestico (familiare)” nella tradizione evangelica degli ultimi decenni? Leggere una meditazione al giorno, o anche cantare, pregare e leggere la Bibbia? Qualcuno deve dare almeno una piccola spiegazione di ciò che si ha letto? Permettetemi di iniziare a rispondere a queste domande dicendo questo: l’età dei figli è determinante per il tipo di culto familiare che dovete svolgere a casa. Quello che ha funzionato nei primi anni di vita dei vostri figli, non avrà lo stesso successo quando cresceranno. Questo vale per la maggior parte dei casi.

Per sviluppare un modello di culto familiare, dobbiamo porci le seguenti domande: 1) il modello raggiunge ancora il proprio obiettivo (ovvero insegnare ai nostri figli ad amare il Signore e la Sua Parola)? 2) Il modello piò funzionare in tutte le fasi della vita dei nostri figli? 3) Il modello può essere applicato ad ogni tipo di famiglia moderna?

In questo post vorrei suggerire il fatto che lo sviluppo di “pratiche devozionali” con i nostri figli possa avere risultati ben più duraturi di quel modello tradizionale che chiamiamo “culto familiare”. Ecco alcuni esempi di pratiche devozionali che possono accompagnare i nostri figli per tutta la vita, se Dio vuole.

Pratica 1: lettura della Bibbia

La pratica della lettura della Bibbia è la migliore eredità che possiamo lasciare ai nostri figli. Molte cose possono cambiare nelle loro vite e nel mondo in cui vivranno, ma una necessità rimarrà sempre la stessa: conoscere il Dio che si rivela per mezzo della Sua Parola.

Lasciatemelo dire fin da subito: leggere la Bibbia non è un compito semplice, e non è come leggere un libro qualsiasi. Ad esempio: ogni lettura deve prendere in considerazione, tra altre cose, la capacità cognitiva del lettore e la convenienza del tema trattato nel libro. Questo significa che un bambino di 4 anni non riesce ancora a leggere un testo che fa uso in modo avanzato di figure di linguaggio, ironia, metafore, ecc. Leggere la Bibbia non è diverso in questo. Molti testi della Bibbia non sono indicati per bambini, né per nuovi convertiti, ma entrambi devono comunque iniziare a leggere la Bibbia, in modo che la conoscenza di Dio possa essere gradualmente assimilata. Perché questo avvenga, dobbiamo definire alcuni punti di base:

Cosa vuol dire leggere la Bibbia?

Può sembrare una domanda inutile, ma molti pensano di leggere la Bibbia quando, in verità, non lo stanno facendo. Leggere libri sulla Bibbia non è la stessa cosa che leggere la Bibbia. Ci sono molti buoni libri riguardo alla Bibbia (come commentari biblici, o introduzioni all’Antico e al Nuovo Testamento) che raccomando a molti cristiani interessati ad una lettura seria, ma leggere tali libri non dev’essere considerato “lettura biblica”. Ci sono molti credenti che leggono commentari ma non hanno mai letto propriamente la Bibbia.

Leggere libri dottrinari basati sulla Bibbia, a sua volta, non è la stessa cosa che leggere la Bibbia. Ho osservato un numero sempre maggiore di nuovi convertiti interessati alle grandi dottrine della fede riformata: questo va molto bene. Tuttavia, leggere la Confessione di Fede di Westminster, i Catechismi Maggiore e Minore, o i migliori libri di dottrina riformata disponibili sul mercato non sostituisce la lettura della Bibbia.

Leggere le parti suggerite nei materiali devozionali giornalieri non è come leggere la Bibbia. Non sto dicendo che dobbiate abbandonare queste letture giornaliere, attenzione. Esse sono strumenti importanti e svolgono un compito fondamentale nella vita cristiana, ma non possono sostituire la lettura della Bibbia.

Come leggere la Bibbia?

Ho cinque consigli a riguardo:

1) Crea l’abitudine di leggere più di una versione della Bibbia alla volta. Questo aiuta a sviluppare una lettura non influenzata. Quali sono le migliori versioni? Non esiste la versione perfetta; tutte contengono vantaggi e svantaggi quando comparate alle lingue originali (ebraico, aramaico e greco).

2) Leggi sequenzialmente. Io non raccomando piani di lettura che dividono il testo biblico in porzioni giornaliere, come: “leggi 2 capitoli dell’Antico Testamento e 1 del Nuovo”, o combinazioni simili. Leggi sequenzialmente le porzioni che sono coerenti con la narrativa biblica. Ad esempio: (Genesi – Giosuè) il popolo di Israele prima di giungere alla terra promessa; (Giudici – Cronache) il popolo di Israele abita nella terra promessa; (Isaia – Daniele) avvertimenti generici a Israele e agli altri popoli; (Osea – Malachia) Avvertimenti specifici a Israele e agli altri popoli; (Esdra – Ester) il residuo di Israele ritorna alla terra promessa; e così via.

3) Leggi con costanza. Diversamente dagli altri libri che, una volta letti, non servono più, la Bibbia dev’essere letta con costanza. Il motivo non è che prima o poi la comprenderemo alla perfezione, ma che non ricorderemo mai tutto il suo prezioso contenuto perfettamente. La ripetizione svolge il compito di memorizzare e rendere saldo il contenuto.

4) Leggi in gruppo quando i bambini sono piccoli, ma incentiva la lettura individuale quando i figli sono grandi. È possibile che i nostri figli dimostrino interesse alla lettura della Bibbia, ma non al culto domestico o alla lettura in gruppo. Pensate a questo: quale altro libro viene letto come la Bibbia (con un credente che legge una parte alla volta)? Nessuno fa così, solo i credenti. La lettura è un’esperienza personale nella quale il lettore sviluppa una comunione intellettuale con l’autore. Molti preferiscono vivere questo tipo di esperienza individualmente. Questo ci porta all’ultimo punto:

5) Leggi promuovendo la comunione con Dio e non solo la memorizzazione di versetti isolati. La lettura biblica nel culto domestico non deve mirare alla memorizzazione di versetti, ma ad avere comunione con Dio. Molti figli, prima o poi, provano il desiderio di scoprire nuovi cammini per conto proprio. Quando arriva quel momento, certamente non vorranno più leggere in gruppo. In questo contesto, è la comunione con Dio che li aiuterà a continuare ad avere interesse in un cammino indipendente di lettura biblica.

Alcuni consigli in generale: non scandalizzatevi per la lettura della Bibbia sul cellulare o sul tablet. Questo è un cammino senza ritorno. Invece di fare questo, investite in un’applicazione avanzata ed interessante sulla Bibbia per i vostri figli. Le applicazioni migliori permettono di prendere nota, consultare mappe, commentari, condividere testi direttamente sui propri social, ecc. Potete chiedere ad un amico di consigliare l’applicazione al posto vostro: in questo modo non rifiuteranno solo perché il suggerimento viene da voi. Strumenti come questi possono accompagnare la vita dei vostri figli per molto tempo. Investite anche nella Bibbia in audio: la possibilità di ascoltare la Parola può incastrarsi nei vari contesti della vita moderna in cui sono inseriti i nostri figli, ottimizzando le possibilità di contatto con il contenuto biblico. Se non riuscite ad accettare l’idea di “ascoltare la Bibbia”, ricordate che i cristiani iniziarono ad avere Bibbie stampate solo dopo l’invenzione della stampa nel 1500; prima la Bibbia era solo letta di fronte al popolo di Dio.

Pratica 2: ricerca individuale

La seconda pratica devozionale che voglio suggerirvi è quella di fare ricerche per conto proprio e anche per proprio interesse. Il presupposto dietro alla pratica del culto domestico è che il contenuto debba essere trasmesso da una persona che ne sa di più a una che ne sa di meno. In una fase di sviluppo di un bambino (o di una persona convertitasi di recente) è possibile che questo presupposto sia vero. Tuttavia, considerando il contesto sociale, economico e religioso, il grado e il tipo di interesse che ognuno sviluppa varia grandemente. Le pratiche devozionali che hanno l’obiettivo di aiutare i nostri figli in tutto il corso della loro vita devono tenerlo presente.

Stando così le cose, sviluppate la pratica devozionale di cercare il significato dei termini e delle espressioni. Anche se voi avete già la risposta, non datela nell’immediato; incentivate i vostri figli a cercarla e scoprirla con le loro capacità. Suggerite loro fonti di ricerca, siti web, app che possono aiutare la loro ricerca.

In secondo luogo, sviluppate la pratica di ricerca storica (autore, data, destinatari, ecc.) degli eventi biblici. Specialmente per i bambini, i dettagli degli eventi storici susciteranno molto più interesse delle lezioni morali e teologiche che di solito diamo loro per ogni passaggio.

In terzo luogo, incentivate la pratica della ricerca di variazioni nelle diverse traduzioni. Leggere più di una versione allo stesso tempo può generare rapidamente curiosità nei nostri figli, poiché noteranno che alcune parole cambiano tra le versioni. Questo può essere l’inizio di una ricerca interessante e produttiva. Alcuni preferiscono leggere sempre la stessa versione, perché questo aiuta la memorizzazione. Io sono dell’idea che il principale obiettivo della lettura della Bibbia non sia quello di memorizzare, ma quello di capire e obbedire. Considerando che la lettura biblica non avverrà una sola volta nella vita, non suggerire di enfatizzare la memorizzazione di passaggi selezionati; il ripetersi delle letture porterà a questo in modo efficiente. Quanti di voi non conoscono bambini che hanno memorizzato le battute di un intero film solo guardandolo, gustandosi l’esperienza? Lo stesso deve succedere a chi legge la Bibbia.

Pratica 3: obbedire

Conoscere e comprendere il contenuto biblico non è la stessa cosa che obbedire. Per essere obiettivi, la Bibbia non fu rivelata solo perché il suo contenuto fosse conosciuto e capito. Questo succede per libri come Harry Potter o La Morettnina. Dopo averne conosciuto il contenuto e aver capito cosa c’è scritto, siamo soddisfatti, perché non c’è la necessità di credere e obbedire a ciò che abbiamo letto. La Bibbia non è così: il suo principale obiettivo è quello di promuovere la fede e l’obbedienza. Per mezzo della Bibbia, Dio ci comanda di fare alcune cose; dobbiamo capire cosa ci è stato ordinato, e obbedire in modo appropriato.

C’è un motivo per il quale dobbiamo capire prima di obbedire: non tutto ciò che è scritto nella Bibbia deve essere fatto. Ci sono consigli di Satana, di persone stupide e arroganti ai quali non dobbiamo obbedire. Ci sono esempi di comportamento che non devono essere seguiti. Ci sono poi molti imperativi divini, comandamenti perpetui, compromessi pattuali, comandamenti riaffermati da Cristo, comandamenti riaffermati dagli apostoli; a tutto questo dobbiamo obbedire dopo averlo compreso correttamente.

Pratica 4: pregare

La quarta pratica devozionale alla quale dobbiamo ispirare i nostri figli è la preghiera. Pregare è una pratica che può facilmente diventare qualcosa di strano. Il modo in cui alcune persone pregano non sembra un dialogo con un Essere. Prima di iniziare a pregare con i vostri figli, considerate con loro le seguenti domande: 1) la Persona con la quale stiamo parlando può sentire ciò che stiamo dicendo? Possiamo provare che Lui ci sente davvero? 2) La Persona con la quale stiamo parlando vuole parlare con noi? 3) La Persona con la quale stiamo parlando capisce cosa stiamo chiedendo?

Nonostante la preghiera debba essere una pratica spontanea, ci sono alcune cose importanti da sottolineare. Per prima cosa, sviluppate la pratica di pregare con la Parola. Le nostre preghiere dovrebbero contenere passaggi biblici o frasi che abbiamo letto nelle preghiere dei personaggi biblici. Quanto meno conosciamo la Bibbia, quanto più sarà difficile per noi pregare.

D’altro canto, non possiamo dimenticare l’elemento principale: le nostre parole sono accompagnate dall’intercessione dello Spirito (Romani 8:26). Il motivo, secondo Paolo, è che non sappiamo pregare come si deve. Questo significa che l’uso di un linguaggio ricercato non è l’obiettivo della preghiera, ma il dialogo genuino e riverente di qualcuno che cerca la comunione con Dio. Il culto domestico deve essere un ambiente che promuova la pratica devozionale di una preghiera che crei una comunione con Dio.

Pratica 5: condividere

La quinta pratica devozionale che deve nascere nel contesto del culto domestico è la condivisione. Condividere non è un compito semplice. Non sempre le persone sono interessate in quello che abbiam oda dire. Nel caso del culto domestico, questo è allo stesso modo vero; i nostri figli in genere non sono entusiasti di ascoltare quello che abbiamo da dire loro. Ho due consigli per superare questo ostacolo:

Condividete cose personali. Condividere cose personali rende il contenuto condiviso più interessante e rilevante. Quando i figli sono più piccoli, la loro sfera personale è più piccola, è composta praticamente solo dai membri della famiglia (genitori, fratelli o sorelle, alcuni parenti). Quando crescono, questa sfera può cambiare drasticamente, a causa di fattori fuori dal controllo dei genitori (scuola, università, lavoro, ecc.). L’importanza di condividere è qualcosa che rimane, perché condivideranno esperienze differenti, in contesti differenti e per mezzi inimmaginabili. Il culto domestico, quindi, può essere un eccellente allenamento per la condivisione delle esperienze di vita cristiana dei nostri figli.

Per finire, dobbiamo allenare i nostri figli a condividere quello che imparano, che credono e a cui obbediscono. Condividere l’esperienza di trasformazione della vita di qualcuno del secolo scorso non ha lo stesso impatto (per la generazione di adesso) che parlare della trasformazione all’interno della famiglia. Io credo e obbedisco ai comandamenti di Dio perché ho visto i risultati in casa mia, o nella mia vita.

Conclusione

Tornando alla domanda dei genitori menzionati prima, credo che il modello devozionale che state seguendo possa aver svolto il suo compito in una specifica fase della vita dei vostri figli. Il culto domestico non può rimanere lo stesso, perché voi cambiate, e così i vostri figli. È necessario avanzare, nel tempo e con il tempo, per non perdere l’opportunità di sviluppare queste pratiche devozionali nella nostra e nella loro vita. Avevate nominato la “mancanza d’interesse”. L’interesse, per quanto riguarda i giovani, è il risultato dell’amore; si interessano solo a ciò che amano. L’adulto riesce a fingere interesse per qualcosa che non gli piace per niente, alla fine di avere ciò che vuole. I giovani non sono così. Sperare o esigere che fingano di gradire è la più grande sfida che presentiamo ai nostri figli. Il nostro compito è insegnar loro ad amare Dio. Se riusciremo a fare questo, il resto lo farà Dio nel momento giusto.

Pastore Daniel Santos Junior

Chiesa Presbiteriana di Santo Amaro

Articolo originale: http://danielsantosjunior.com.br/nao-consigo-mais-fazer-culto-domestico/

Traduzione Paini Alessia @FedeRiformata.com

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