Il mandato divino dei genitori

Non so quante volte ho sentito dei genitori, membri di chiesa, dirmi:

Evito intenzionalmente di discutere di teologia o religione con i miei bambini, perché voglio che inizino a credere naturalmente e onestamente, e non per un’indottrinazione a casa. Non voglio che siano schiavi di una tradizione genitoriale. Voglio che sperimentino la realtà nei loro termini e che giungano di persona a delle conclusioni per mezzo delle prove che incontrano.


Tali idee mi lasciano senza parole, perché sono in totale contrasto con l’insegnamento della Scrittura. Prendiamo in considerazione Deuteronomio 6:4-9:

Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città.


Ciò che trovo straordinario di questo testo è quanto vicino ponga il nostro compito di istruire i nostri figli a quello che Gesù chiama il grande comandamento, ovvero, “Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze” (v.5; vedi Mt 22:36-40). Non c’è comandamento più importante dell’amare il nostro Creatore, ma qual è l’ordine immediatamente successivo in Deuteronomio 6? Che la Legge di Dio sia scritta nei nostri cuori e insegnata ai nostri figli. Non c’è scritto che i genitori debbano mandare altrove i figli perché imparino queste cose: è una responsabilità dei genitori.


Inoltre, Deuteronomio 6 non dice “dovrai istruire i tuoi figli casualmente, occasionalmente, ogni tanto”, ma:

Li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città. (vv. 7-9)


Dunque, queste cose devono essere insegnate tanto diligentemente che questo deve ripetersi ogni singolo giorno, in ogni luogo, in ogni stanza delle nostre case.


Non penso ci sia altro mandato, nella Scrittura, più solenne di questo. L’insegnamento della Parola di Dio ai propri figli è una responsabilità sacra, santa che Dio ha dato al Suo popolo. Non è qualcosa da rilegare a un giorno a settimana, durante la Scuola Domenicale. Non possiamo lasciare questa responsabilità alla chiesa. La principale responsabilità dell’educazione dei bambini secondo la Scrittura è della famiglia, dei genitori. Ciò che è ordinato è il passaggio della tradizione.


Nella nostra epoca di sguardi al futuro, molti guardano alla tradizione con disprezzo. Essa è vista come la provincia dei reazionari e dei conservatori che rifiutano di stare al passo con i tempi. Eppure, quando guardiamo alla Scrittura, troviamo molto riguardo alla tradizione, sia in positivo che in negativo. Uno dei giudizi di Dio sulla nazione di Israele e i suoi maestri venne quando iniziarono a sostituire la Parola di Dio con le tradizioni degli uomini, lasciando che ne prendessero il posto. A causa di quel loro errore, potremmo giungere alla conclusione di non poter mai, dunque, tramandare delle tradizioni.


Invece, quando giungiamo al Nuovo Testamento, troviamo una netta distinzione tra le tradizioni degli uomini e la tradizione di Dio. L’apostolo Paolo, ad esempio, afferma di non aver inventato da sé il messaggio che stava proclamando e tramandando alle chiese: la paradosis, la tradizione, di Dio. Paradosis è il termine greco per “tradizione”, e deriva dalla stessa radice di “regalo”, con il prefisso para-, che significa “al fianco di” o “passare”. Nella Scrittura, “tradizione” indica letteralmente il passaggio di un regalo. Il regalo da passare è il dono della conoscenza di Dio, di ciò che ha rivelato di Sé nella Sua Parola, di ciò che ha ispirato profeti e apostoli a dirci nella Sacra Scrittura.


È una mia responsabilità, come genitore, ed è una tua responsabilità, come genitore, trasmettere questo dono. Se non sei un genitore, è tuo dovere sostenere il lavoro della chiesa e dei genitori nel passare questo dono. È una chiamata grande e gloriosa, quella di guidare i nostri bambini nella verità della Parola di Dio. Non c’è compito più solenne per i genitori e gli adulti della chiesa del crescere i bambini del Patto nel timore e nel monito del Signore.


R.C. Sproul

Fondatore di Ligonier Ministries, pastore fondatore della Saint Andrew’s Chapel di Sanford (Florida) e primo presidente del College Reformation Bible. Autore di più di cento libri, tra cui The Holiness of God.


Articolo originale: The Divine Mandate for Parents, copyright year 2021 by R.C. Sproul, Ligonier Ministries https://www.ligonier.org. Used by permission. Tradotto con permesso.



Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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