Non uccidere

La Bibbia inizia con il Dio vivente che crea esseri viventi. Tutte le cose sono da Lui, per mezzo di Lui e per Lui (Ro 11.36). Tutta la vita esiste grazie a Dio; è Lui che anima ogni cosa. Per farla breve, Egli è il Dio della vita, il Dio che vive e che genera vita. Anche quando il diavolo tentò di ostacolare questa Sua manifestazione di vita introducendo la morte, sia spirituale che fisica, Dio lo sconfisse per mezzo di Gesù. In Lui era la vita (Gv 1.4) e quella vita era come l’alba di un nuovo giorno che splendeva su tutti gli uomini, facendo passare le tenebre del maligno (1Gv 2.8). In Gesù e mediante il Suo potente ritorno alla vita nella resurrezione, Dio soffia nuova vita in un mondo oscuro e decaduto (2Co 5.17).


È tutto questo a celarsi dietro alle due parole e alle sei consonanti del testo ebraico di Esodo 20.13. È espresso in modo semplice, proprio come nella nostra Bibbia, con una brevità sorprendente: “Non uccidere.” Delle tre parole ebraiche usate nella Scrittura per descrivere la perdita di vita, quella utilizzata in Esodo 20.13 è la più rara, eppure la più specifica. Era spesso usata, seppur non sempre, in riferimento a quello che chiamiamo “assassinio”. L’assassinio non indica solamente l’atto di togliere la vita di qualcuno, ma il farlo ingiustamente. Ciò significa che non tutte le uccisioni sono vietate. Ci sono casi, come l’autodifesa, le guerre giuste o la pena capitale tra gli altri, in cui togliere la vita non è solo permesso, ma richiesto.


Togliere la vita a qualcuno ingiustamente significa lavorare per il diavolo; significa portare la morte in un luogo che non le appartiene; significa opporsi all’opera di Dio.


Parlando dell’opera di Dio, il Suo comandamento ci guida anche positivamente. Non solo non possiamo togliere ingiustamente la vita a una persona, ma dobbiamo operare insieme a Dio per la preservazione, la protezione e la promozione della vita. La domanda 68 del Catechismo Minore di Westminster dice: “Cos’è richiesto nel sesto comandamento? Il sesto comandamento richiede ogni legittimo tentativo di preservare la nostra stessa vita e quella degli altri.” Giovanni Calvino presentò similmente questo punto ai lettori della sua Istituzione della Religione Cristiana:

Se possiamo fare qualcosa per conservare la vita del nostro prossimo, dobbiamo adoperarci diligentemente sia procurando quanto necessario, sia ovviando a quanto è negativo, parimenti aiutandolo e soccorrendolo se si trova nel pericolo o nell’insicurezza.


Poiché Dio è il Dio della vita, ed essendo noi i Suoi figli e coloro che camminano com’Egli camminò (1Gv 2.6), dobbiamo necessariamente operare per la preservazione, la protezione e la promozione della vita. Questo comandamento, dunque, è profondamente radicato nella natura di Dio.


È radicato, tuttavia, anche nella natura dell’umanità. Essa è, per natura, fatta ad immagine di Dio. Gli umani riflettono Dio, diversamente da piante e animali. Dunque, meritano un diverso grado di rispetto e di riverenza rispetto al resto della Creazione. La vita umana non può essere presa alla leggera.


Poiché gli uomini sono stati creati ad immagine di Dio, siamo, in senso ampio e generico, membri di una stessa famiglia legati da un patto. “Gli uomini sono immagine di Dio e sono compartecipi della nostra stessa carne… Se non vogliamo rinnegare ogni umanità, dobbiamo averne cura come della nostra propria carne” (Calvino). Togliere ingiustamente la vita ad un membro della nostra comunità sarebbe come soffocare una piccola parte di noi; sarebbe come uccidere un membro della nostra stessa famiglia.


Andando più a fondo, Gesù trattò di questo comandamento, guidandoci non solo a tenere sotto controllo le nostre mani, ma anche i nostri cuori: “Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale"; ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: "Raca" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del fuoco.” (Mt 5.21-22).


È nella mente e nel cuore che nasce l’omicidio. “Considera se ti è possibile arrabbiarti contro il fratello senza anche desiderare di nuocergli” (Calvino). Seguire il Suo comandamento significa vivere nella pace e nella gioia dell’unità e della riconciliazione.


Non possiamo pensare di togliere ingiustamente la vita ad una persona senza pensare a Cristo, la cui vita fu tolta da mani di uomini iniqui e ingiusti. La richiesta di preservare, proteggere e promuovere la vita fu completamente messa da parte nella crocifissione del nostro Salvatore. Eppure, Dio stava operando, soddisfacendo la Sua ira contro il peccato e la sua giustizia per perdonare dei peccatori omicidi come noi, che abbiamo ingiustamente tolto la vita ai nostri vicini con le nostre parole, nei nostri cuori o con le nostre mani. È la Sua grazia che ci spinge ad essere un popolo di vita e ad operare con tutto ciò che è in noi per preservare, proteggere e promuovere la vita per glorificare Dio.


Rev. Brian Tallman

Ministro della Chiesa Presbiteriana New Life di La Mesa, California.


Articolo originale: You Shall Not Murder, copyright year 2015 by Brian Tallman, Ligonier Ministries. Used by permission. Tradotto con permesso.


Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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