Ringraziando il Padre

Dover correre all’ospedale per i propri figli, che hanno bisogno di punti di sutura, non è un aspetto divertente dell’essere genitori. Anche con il sangue che cola lungo il viso, riescono a combattere contro il dottore e il suo ago. Mio figlio non è mai rimasto seduto tranquillo in casi come questi, ringraziandomi con un sorriso. Non fa certo parte della natura umana, comportarsi così. I miei figli mi ringraziano per le cose che gradiscono, non per quelle che fanno male.


Forse questo è parte del motivo per cui 1Tessalonicesi 5.18 ci comanda di rendere grazie “in ogni cosa”. Se non ci fosse comandato, non lo faremmo. Non fa parte della natura umana ringraziare in ogni situazione. Per i credenti, tuttavia, questa abitudine dovrebbe essere un aspetto crescente della nostra natura rigenerata.


Proprio come i miei figli non capiscono in che modo i punti possano aiutare un taglio a guarire, anche noi, spesso, non siamo in grado di vedere l’effetto delle nostre circostanze. Forse sono per il nostro bene; forse, per il bene di chi ci sta attorno. Forse, semplicemente, glorificano Dio. Come Giobbe ha scoperto, Dio non ci deve alcuna spiegazione. Ci assicura, però, con dolcezza, che tutto coopererà per il bene, anche il Suo ordine di ringraziare.


Matthew Henry, dopo essere stato privato del suo portafoglio, scrisse diversi motivi di ringraziamento: “1) Sono grato, perché non ero mai stato derubato, prima d’ora; 2) Sono grato perché, anche se mi ha preso il portafoglio, non mi ha fatto del male; 3) Anche se ha preso tutto quello che avevo con me, non era molto; 4) Sono grato di essere stato derubato, e di non essere costretto a rubare.” Anche se non ha ringraziato per il furto in sé, poiché rubare è un peccato, ha trovato motivi di ringraziamento in quella situazione difficile. La realtà della protezione di Dio e della Sua bontà è più grande della realtà del furto.


Il testo di 1Tessalonicesi ci dà un buon motivo per sviluppare questo aspetto: “questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Te 5.18). La volontà di Dio, che è la nostra santificazione (1Te 4.3) include anche una persistente gratitudine nei confronti di Dio. Ma è una volontà specifica: “in Cristo Gesù”. La volontà di Dio per noi è legata al nostro Salvatore, proprio come il Suo amore pattuale (Ro 8.39). Il Nuovo Testamento usa spesso l’espressione “in Cristo” per descrivere i credenti. Il termine “cristiano” è raro. La Scrittura chiama spesso gli eletti di Dio come coloro che sono “in Cristo” (es. Ro 8.1; 1Co 1.2; 2Co 2.17; Ga 1.22; Ef 1.1; Cl 1.2). Proprio come noi che crediamo nel Vangelo siamo in Cristo, così anche la volontà di Dio per noi la è. La grazia che ci ha dato accesso all’unione con Gesù è la stessa grazia che vuole portarci da Lui, nonostante i pericoli, le sfide e le insidie.


Questa piccola espressione, “per voi”, forse, contiene quella stessa dolcezza. Quando siamo in Cristo, le circostanze non accadono a noi. Poiché la volontà di Dio in Cristo Gesù è per noi, anche le nostre circostanze saranno per noi. Questo è sicuramente un motivo di ringraziamento, nonostante la rabbia o il dolore. Ci porta dall’essere vittime all’essere figli amati. Ci permette di vedere i punti di sutura non come una tortura, ma come una cura. Ci permette di vedere che le difficoltà di questa vita, per quanto reali e dure, non sono la fine. Se il Padre è per noi, allora tutto il resto dovrà essere sottomesso a questa realtà. Quando lo Spirito ci porta verso Dio, la gratitudine potrà scaturire da noi, anche nei momenti più difficili.


Rebecca VanDoodewaard

Autrice di numerosi libri, tra cui Reformation Women: Sixteenth-Century Figures Who Shaped Christianity’s Rebirth e la serie per bambini Banner Board Books.


Articolo originale: Giving Thanks to the Father, copyright year 2021 (originally published in 2020) by Rebecca VanDoodewaard, Ligonier Ministries. Used by permission. Tradotto con permesso.



Traduzione italiana Paini Alessia @FedeRiformata.com

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